POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
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martedì, maggio 10

Come diventare primario operando manichini!!!

Come diventare primario operando manichini!!!
by REDAZIONEROSEBUD • 1 MARCH 2012




di Danila Oppio. C’è da aver paura se, entrando in ospedale per un intervento chirurgico, ci trovassimo di fronte ad un primario che si è impratichito solo su manichini! In che mani siamo capitati? Quanta possibilità di successo potrà mai avere questo intervento? Eppure a confermare tale fatto, è lo stesso figlio del Rettore della Sapienza. Una sfolgorante carriera che lo ha visto giovanissimo in veste di professore nella facoltà del padre, insieme a mamma e sorella. Nepotismo? Ma cosa andate a pensare?
Certo non è necessario  che per essere un eccellente chirurgo, si debba avere un curriculum di grande prestigio, universitario e scientifico. Amboise Paré, colui che ha fondato la moderna chirurgia, pare fosse figlio di una prostituta e che abbia cominciato seguendo il padre, operando come chirurgo e nel contempo barbiere! Il capo-chirurgo dell’”Equipe 2” che eseguì il primo trapianto di cuore, in Sud Africa nel lontano 1967, a fianco di Christiaan Barnard, pare (qui dobbiamo, come precedentemente, usare una forma dubitativa) si fosse trattato di Hamilton Naki, autodidatta con un diploma di terza media, e che essendo uomo di colore, venne assunto come giardiniere ma che in realà aveva mani esperte in chirurgia, tanto che, finita l’apartheid, ricevette una laurea ad honorem e la conferma di Barnard che disse: “Tecnicamente mi era superiore”.
Appare sempre più sconcertante il modo in cui Giacomo Frati si sia ritrovato alla guida di una Unità Programmatica che pare essere all’avanguardia al Policlinico di Roma. Se ne sentì parlare qualche settimana fa, dopo l’apertura di un’inchiesta giudiziaria. Il giovane riesce in pochi anni (ricercatore a 28, professore associato a 31, in cattedra a 36) a divenire ordinario nella stessa facoltà di medicina nella quale il padre, potente rettore Luigi, è stato preside e dove ha già sistemato la moglie Luciana Rita Angeletti (laurea in lettere, storia della medicina) e la figlia Paola, laureata in legge e accasata a Medicina Legale.
Giacomo Frati, molto probabilmente è un genio, certo è che gli ultimi passaggi della sua vertiginosa carriera sconcertano.
L’esame da cardiochirurgo lo vinse grazie al giudizio di una commissione formata da due igienisti e da tre dentisti. Sono qualifiche adeguate a valutare un futuro cardiochirurgo?  Non è colpa da addebitare al dottor Frati, ma sicuramente una commissione così formata, è stata provvidenziale. Venne poi chiamato a Latina, dove era stata aperta un distaccamento di cardiologia della Sapienza, presso la casa di cura Icot.
Segue in immediato rientro a Roma, provvidenziale, prima che le nuove regole contro il nepotismo della riforma Gelmini potessero impedire il ricongiungimento familiare.
Venne quindi creata appositamente per Giacomo, riducendo in altri reparti i posti letto, un’ “Unità Programmatica Tecnologie cellulari-molecolari applicate alle malattie cardiovascolari” che gli dà diritto ad un ruolo pari a quello di primario,  su decisione del direttore generale Antonio Capparelli che, guarda caso, fu investito da tale carica proprio poche settimane prima e da chi, se non da Luigi Frati, padre di Giacomo!
Troppe manovre, anche per un Ateneo uso all’abuso di nepotismo. Neppure un verdetto del Tar che dà ragione a chi aveva presentato un esposto contro gli esiti della gara vinta da Giacomo è riuscito a mettere un freno all’ascesa del rampollo.
Anzi, il giorno dopo avere perso il ricorso in appello contro la sentenza, l’università gli ha concesso una ulteriore promozione.
La storia continua, ma mi fermo qui, con qualche domanda: siamo sicuri di uscire vivi, dopo un intervento eseguito, non dico da Giacomo Frati, ma da un qualsiasi chirurgo che è andato avanti a suon di spintoni da parte del padre? Siamo certi che chi ci cura,  negli ospedali,  enti privati, ambulatori, ecc, sia persona esperta, e che abbia davvero a cuore la salute dei pazienti?
Resta sempre viva in me la certezza che la professione medica sia una vera e propria vocazione, e tale deve restare.  Incidere ed operare il corpo di un paziente, in particolare quegli organi delicati che ci permettono di restare in vita, non è come giocare all’Allegro Chirurgo, non si scherza con la vita di un essere umano,  ma questo può accadere, se invece di svolgere la propria attività con passione vera, diventa solo un business.
Nell’immagine, manichini, autore Colin Rose, opera propria,fonte Wikipedia.



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