POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, dicembre 29

Galleria d'Arte: Fabio Campari: altre sue opere


 Per chi non crede che si tratti di un disegno, e non di una foto, qui sopra potete vedere il ritratto ancora in elaborazione e sotto, finito!





venerdì, dicembre 26

La renna di Babbo Natale

http://versiinvolo.blogspot.it/2014/12/egersund-mercatini-di-natale-in-norvegia.html
Ricollegandomi a questo articolo che potrete leggere cliccando su questo link, ieri ho finalmente avuto la mia renna personale, un dono di mio figlio che vive in Norvegia, e che ho chiamato Cupid. Il significato del nome lo leggerete qui sotto.



Questa è una vera renna, che conduce la slitta di Santa Klaus.
La mia è questa, sola e insieme alla sua amica Dani.






La renna è un parente lontano del cervo che vive nelle zone artiche e subartiche del globo, quali appunto la Lapponia, dove Babbo Natale risiede. Da secoli accuditi ed elogiati nella letteratura nordica, attorno a questi animali è spesso associata una simbologia mistica ed eroica. Ma da dove nasce la leggenda del loro ruolo come aiutanti di Santa Klaus?
Il tutto nasce da una poesia di Clement C. Moore del 1823, intitolata “A Visit From St. Nicholas”. È proprio in questo canto natalizio che si ritrova per la prima volta la figura del moderno Babbo Natale: un vecchietto panzuto seduto sulla sua slitta ricca di doni, trainata inizialmente da otto renne. Ed è proprio quest’opera che battezza per la prima volta gli animali dalle imponenti corna con dei nomi propri, di cui si tratterà tra breve. Sebbene la leggenda popolare su questo generoso uomo della Lapponia sia tramandata da secoli è secoli, è solo nell’ottocento che viene standardizzata per il grande pubblico sulla base dei trascorsi di San Nicola. Santo tutt’oggi venerato e ancora associato all’arrivo dei doni nel Nord Europa e in alcune zone del Sud Italia, il 6 dicembre di ogni anno.
  • Dasher: la storia la descrive come una renna coraggiosa e singolare, perché nata con lunghi denti da castoro, che ama limare con tante carote;
  • Dancer (anche Dazzle): è la renna ballerina del gruppo, tanto che i suoi zoccoli sono diventanti negli anni delle scarpe da ballerina rosa;
  • Prancer: la renna timida del branco, è stata salvata dallo stesso Babbo Natale mentre si nascondeva impaurita dietro un cespuglio;
  • Vixen e Dixen (anche Blixen): sono le prime due renne che Santa Claus decise di adottare e di portare con sé nella notte più magica dell’anno. La loro peculiarità è un manto totalmente dorato;
  • Comet: la più veloce fra tutte, il suo nome proviene dalla striatura che appare in cielo durante il suo passaggio, proprio come la coda di una cometa;
  • Cupid: una renna docile e dal pelo lunghissimo, è conosciuta per la sua capacità di portare amore al suo passaggio. E, proprio come Cupido, può far innamorare grandi e piccini;
  • Donner: la renna urlatrice, pian piano diventata cantante. Babbo Natale pare l’abbia scoperta per caso nel bosco, sentendola canticchiare felice tra una brucata e l’altra;
  • Rudolph: non presente nel racconto originale, Rudolph è l’ultimo degli acquisti di Santa Claus. Il suo naso è grande e rosso, si illumina come una lampadina e, anziché vivere in Lapponia con le sue compagne di lavoro, la renna ama trascorrere il resto dell’anno a esplorare il Polo Nord.
Le renne di Babbo Natale non sono solo un prodotto della fantasia e della tradizione popolare, ma anche un branco in carne e ossa. Per conoscere e osservale nelle loro attività quotidiane, però, serve un viaggio in Finlandia, al Santa Claus Village di Rovaniemi, vicino al Circolo Polare Articolo. In alternativa, si può cercare di scrutarle attraverso la webcam ufficiale di Babbo Natale, attiva 24 ore su 24 in streaming dalla Lapponia.
Danila Oppio

mercoledì, dicembre 24

Quel profumo di bucce di mandarino di Massimo Mariani Parmeggiani

Quel profumo di bucce di mandarino. I numeri ch’uno per volta escono dal sacco. Ninetto, la vigilia e le gambe delle donne. L’ambo che ti passa e più non vale. Tombola e tu vai per uno ma c’è il tombolino che il Natale è come suor Teresina della chiesetta bianca appena  fuori le mura vaticane. Anche se non vuoi ti consola per forza. I fioretti da colorare ogni volta che li mantieni, il turibolo con l’incenso  e la madonnina con la corona di lampadine che s’accendono con 10 lire.
Nonna era quella che sbucciava i mandarini. Io di nonne ne ho avute tre che quella era una zia e mio zio era mio nonno. Di nonni invece solo due che uno dei tre per i debiti del gioco s’era sparato, cosi che da quel lato, tutto era tornato a posto.  Altri segna numeri che i fagioli son tondi e rotolano via.  Le bucce dei mandarini invece no.
No, le cartelle non si cambiano. La fortuna non può rincorrerti per farti vincere, è già tanto se a Natale ti trova con tutta la confusione che c’è. Non so se avete mai avuto modo di vedere una pianta di mandarini, ma ha le spine. Ha le spine come i rovi di more e le rose ma più lunghe e aguzze come fossero pugnali. Oggi ci sono le clementine e forse, forse non le avete mai viste e chissà, magari, non avete mai visto nemmeno una pianta di clementine che quella in verità non l’ho vista mai nemmeno io. Ma quelle spine le ricordo che appena le tocchi esce subito il sangue e ti fai male.

Sette e mezzo Reale e con la matta, il banco gira ed è tuo. Il profumo dei mandarini si appiccica alla memoria, ancor più delle immagini che a tratti varcano  scomposte gli argentei cancelli dei sogni dove sono rinchiuse. L’odore della credenza dei dolci e del cordiale, nera come gli altri mobili del salone. La morbida fragranza del panettone e i regali di cui non serbo nemmeno il ricordo che non c’è nulla da fare,dei mandarini l’odore è il mio Natale.

Massimo Mariani Parmeggiani

Un pezzo di Cielo di Anna Montella


lunedì, dicembre 22

The words Film

Non ci è mai capitato di leggere un brano, una breve frase, o anche una sola parola, e pensare: "avrei voluto essere stato io a scrivere questo, ma qualcun altro l'ha fatto prima di me"?
Essere scrittori è saper esprimersi nella maniera che più tocca il cuore e la mente del lettore, utilizzando pensieri e penna nel modo più idoneo. 


Qui sotto riporto un articolo di due anni fa, pubblicato da Il Giornale.it, in occasione dell'uscita del film "THE WORDS". Io l'ho potuto vedere ieri sera alla tele. E mi ha colpito nel più profondo.

Arriva "The Words", quando il plagio letterario al cinema è un affare

Nelle sale italiane la pellicola con Dennis Quaid e Jeremy Irons. Ultimo titolo di una lunga serie che vede protagonisti gli scrittori, dopo i recenti successi di "The raven", "Secret window" (con Johnny Depp) e "Scoprendo Forrester" di Gus Van Sant

Cosa c’è di più romanzesco di un romanzo che racconta come rubare un manoscritto e diventare un romanziere famoso? Probabilmente niente (a parte le cacce alle balene e le cacce al tesoro).
Melville e Stevenson sarebbero stati sicuramente attratti dal tema del plagio letterario se solo si fossero soffermati per un attimo a valutarne attentamente le potenzialità. Oggi, che di tempo libero ce n’è fin troppo, queste riflessioni le fanno con maggior profitto i produttori cinematografici. Se non possono far tradurre per il grande schermo un romanzo già pubblicato si ingegnano a commissionare soggetti sul tema dagli sceneggiatori più smaliziati. Ma si può dare anche il caso di una sceneggiatura originale che arriva nelle mani del produttore giusto e che quindi inneschi quell’effetto domino virtuoso capace di portare nelle sale cinematografiche un piccolo capolavoro sul genere.
È quanto succede con la pellicola «The words», in uscita questo fine settimana in Italia da Eagle Pictures che vede protagonisti Bradley Cooper, Jeremy Irons, Dennis Quaid e Olivia Wilde. Le parole del titolo, e raccontate nel film, sono quelle scritte in un romanzo d’amore, ambientato nel dopoguerra, ma anche quelle rubate da un giovane scrittore in crisi creativa (Cooper) che trova, in una vecchia borsa di cuoio, un manoscritto e decide di farlo suo. Infine sono le parole di un romanziere (Quaid) che racconta questa storia di plagio. Tre racconti in uno, dunque, in un film in cui realtà e fantasia si intrecciano inesorabilmente perché, come dice uno dei protagonisti, «il confine fra realtà e fantasia a volte è sottilissimo», anche se sempre netto, così come è sempre netta la regola sociale e fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione. Rory (Bradley Cooper) non riesce a farsi pubblicare sino a che non gli capita per le mani una storia entusiasmante, ambientata nella Seconda Guerra Mondiale. Solo che quella meravigliosa e triste storia d’amore non è lui a raccontarla. La decisione di impossessarsene e farla sua lo porterà al successo, ma anche a serie conseguenze. Il vero autore del libro, interpretato da Jeremy Irons, si farà vivo, per rivendicare la sua opera.



 Il regista, l’esordiente Brian Klugman, scrisse la sceneggiatura di The Words dodici anni fa: «Ma il processo per arrivare alla produzione è stato lungo e tortuoso - dice Klugman -. Agli inizi non è stato facile trovare un produttore. “The Words” è una di quelle storie intimistiche che poco appeal hanno sull’industria del cinema di oggi. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, abbiamo trovato chi ha creduto in noi». A credere in questo progetto è stato per primo Bradley Cooper, star in ascesa nel panorama hollywoodiano, conosciuto anche da noi per la commedia «Una notte da leoni».
Plagio, storia d’amore, agnizione, guerra e colpi di scena sono solo strumenti secondari, insomma, di una pellicola che vuole soprattutto smascherare le sfumature più intime della condizione umana. Come d’altronde capita sempre quando sul grande schermo viene raccontata la storia di un professionista delle parole. Basti ricordare lavori come il recente «The raven», ispirato alla figura di Edgard Allan Poe (che qui ha il volto di John Cusack), o a «Secret window» che con il film di James McTeigue condivide la stessa atmosfera cupa e un grande interprete. In questo caso parliamo di Johnny Depp anch’egli alle prese con il blocco dello scrittore, così come immaginato da uno che - per fortuna nostra - non ha mai avuto simili problemi: Stephen King. In entrambi i casi, i racconti virano più sul thriller psicologico che non sull’analisi dell’arte del creare storie e dell’affabulazione.
Compito che invece era riuscito con agilità a Curtis Hanson, che nel 2000 ha diretto Tobey McGuire e Michael Douglas nell’appassionante «Wonder boys». Tratto dal romanzo di un altro scrittore di successo, Michael Chabon, il film racconta la storia del professor Grady Trip (Douglas) in crisi creativa. Sono passati sette anni dal suo ultimo romanzo e ne sta scrivendo uno monumentale che non riesce però a finire. Il suo migliore allievo è James (McGuire), mattoide inaffidabile, lo costringerà a un confronto serrato che, alla fine, produrrà i suoi benefici effetti anche sull’attempato professore di creative writing (che ironico paradosso).


I film, sul genere, però sono talmente numerosi che rimandiamo il cinefilo appassionato a guide ben più autorevoli. Qui ci preme soltanto ricordare il film che meglio di ogni altro ha saputo raccontare i rischi del plagio e il fascino della creazione letteraria. Stiamo parlando di «Scoprendo Forrester» di Gus Van Sant (2000). L’agorafobia del protagonista (uno stroardinario Sean Connery) fa pensare immediatamente al Salinger del «Giovane Holden». Qui Van Sant, però, vuole raccontare con garbo e rigore l’eterno confronto tra il vecchio e il nuovo. Disegna insomma il passaggio di testimone da una generazione all’altra di maestri della scrittura creativa. E il pregio del film è tutto nell’orgoglio del protagonista (un giovane di colore, Robert Brown, proveniente dalla più povera periferia newyorkese) che non si pasce nel fresco status di stella nascente della letteratura e proietta il suo incredibile genio verso impieghi più austeri e concreti.

Ma non esistono parole più appropriate, che consigliarvi di guardare questo film, soprattutto a chi ama scrivere. 

Rewind


Rewind
Ho rimandato indietro
il nastro registrato
della mia vita

Torno alla prima infanzia
quando
m'arrampicavo sugli alberi
per cogliere i loro frutti

Forward
Le immagini scorrono
veloci ma assisto
ad un film muto

Nessuna musica 
in sottofondo.

Danila Oppio
Inedita




Haiku di notte



HAIKU DI NOTTE

scivolano nel blu
schizzi di luna
assolo notturno

Ornano d'argento
frange di luna
la notte silente


rotolano nel blu
gocce di luna
notturno assolo

Danila Oppio
Inedita

INSIEME (Bollettino Parrocchiale edizione Natale 2014)


Non poteva andare diversamente: il racconto de La Notte di Natale, scritto da Angela Fabbri, è piaciuto ed è stato pubblicato sul Giornale Parrocchiale, come da questo stralcio: prima Pagina, la parola del Parroco e nel suo interno, il brano natalizio di Angela. 
Grazie ancora, Angela, per questo tuo dono scritto col cuore!










Purtroppo le scansioni non sono risultate perfette, ma non ho potuto fare meglio di così! E se le ingrandisco escono dagli spazi

Il Natale di Tommaso Mondelli



     Il Natale

Natale è nel mondo
nel mondo è Natale
quel senso rotondo
se brucia quel male.

S’è quel Redentore
il sistema centrale
ma è certo l'amore
e non  marginale.

Un anno che muore
e un altro che nasce
di un mese il fetore
e l'altro già in fasce.

Nel cuore dell'uomo
cui rinasce l'amore
all'ombra del duomo
ci ritrova il sapore.

Se il tanto rinasce
e un quanto rinnova
il quel tutto subisce
una vita più nuova.

Chi senza speranza
ne varca la soglia
non ha l'abbondanza
qualcosa che voglia.

Ma è quel rinnovare
cui manca qualcosa
nel voler migliorare

cui resta più ascosa.

Tommaso Mondelli
Inedita

sabato, dicembre 20

Il magico Natale di Gianni Rodari



Il magico Natale 
S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.






Gianni Rodari (Omegna, 23 ottobre 1920 – Roma, 14 aprile 1980) è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue. Vincitore del prestigioso Premio Hans Christian Andersen (edizione 1970), fu uno tra i maggiori interpreti del tema "fantastico" nonché, grazie alla Grammatica della fantasia, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell'arte di inventare storie.


Recensione di Rafaela Deiana al saggio di Tommaso Mondelli

Mi è gradito pubblicare questa lettera di Rafaela Deiana, che risulta una bella recensione al saggio di Tommaso Mondelli, per il quale ho curato la copertina, le illustrazioni interne, e scritto la prefazione.

Ho lavorato volentieri a questo libro, poiché quanto scritto da Rafaela corrisponde al mio pensiero.


Carissimo Tommaso,
proprio ieri pomeriggio ho ricevuto il tuo graditissimo regalo di Natale, davvero tante grazie. Ti dico che la mia curiosità mi ha portato a leggerne quasi più della metà e oggi finirò di leggerlo tutto.
Non mi stupirò mai abbastanza della tua saggezza, bisognerebbe clonarti e distribuire una copia di te in tutt'Italia, questa mia affermazione ti farà certo un po' ridere, ma credimi, lo penso davvero. Il tuo libro è un vero manuale di saggezza.
Ti dico che anch'io sono molto attenta a questo argomento, sono rifornita di libri che istruiscono sulle proprietà della frutta e della verdura, fortunatamente sono riuscita a trasmettere questa passione anche a mio marito che quando ci siamo conosciuti non sapeva neppure cos'erano le verdure e i legumi.
Come sicuramente già sai, l'Emilia Romagna è famosa per la "buona" cucina, ma ha anche il primato degli infarti, degli ictus e delle malattie tipiche di un'alimentazione troppo calorica e di un modo di cucinare dannoso.
La lettura del tuo libro ha confermato le mie idee e mi fa sentire meno sola nel portarle avanti.
Sono contenta di sapere che stai bene e continui a scrivere. Noi stiamo tutti bene e anche i miei familiari che ti inviano affettuosissimi saluti con tanti auguroni, quanto a me, caro Tommaso, ricevi un fortissimo e caloroso abbraccio con infiniti

AUGURI DI BUONE FESTE 
Raffaela Deiana