POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

venerdì, febbraio 28

Nelle tue mani




Nelle tue mani il gioco
 nelle forme del desio
 se a me rimane un poco
 ecco a te il cuor mio.

  Se uno all’altro uniti
  pur nella vita eterna
  tornati e mai pentiti
  al lume di lanterna.

  Se oggi è più di ieri
  e meno che domani
  non solo nei pensieri
  ma anche tra le mani.

  Rapito cor mi sento
  nel dono di sicuro
  certo mi contento
  il mio e tuo futuro.


Tommaso Mondelli
Inedita

Dalla mia penna




 Dalla mia penna sorprendente donna
Sono uscite parole che hanno ferito il cuore
Ma è dalla tua che scaturiscono poesie d’amore
Che come edera avvolgono della vita la colonna

Il cuore s’intenerisce: burro fuso nel tegame
Di un avvolgente infocato abbraccio
Si scioglie nella dolcezza delle brame
Al suono di un lamento che con un bacio
Si fonde dal mattino all’imbrunire

Di amore si può vivere e si può anche morire
 Meglio avvertirlo come vita che non sfuma
 Serafica, immortale null’altro a dire
 E’ nel cuore e nell’anima che arde e profuma.

 Posso far la spesa stretto a te, mia adorata
Fuso in una dolce armonia come a Venezia.
Troviamoci lì e avvolti in una nube colorata
 Da dolcissimi baci, sai che non è un’inezia

Forse è pazzia, ma forse più divertente  è ancora
Tornare ragazzini come eravamo  allora

Tommaso Mondelli
Inedita



giovedì, febbraio 27

Paco de Lucia - Danza -R.I.P ( 1947-2014)




Paco de Lucia - Danza -R.I.P ( 1947-2014)

E' MORTO IL 26 FEBBRAIO 2014, abbiamo perso un grandissimo chitarrista!

Fuliggine

Finalmente oggi è arrivata la nuova silloge poetica, una raccolta di poesie di vari autori, tra cui Laura Vargiu, Tommaso Mondelli, Danila Oppio e una fotografia di Maria Bonaria Maccioni, madre di Laura.




Sono lieta di presentare le tre poesie di quelli che affettuosamente definisco "I tre moschettieri", in quanto già presenti insieme in altre raccolte poetiche.


Màscara de amargùra, màscara de tristùra
- Mamuthone di Sardegna -


S’è impressa la notte
sul buio tuo volto
solcato da solitudini d’isola antica
scolpito dal respiro inquieto del vento
riarso come pietra
sotto cieli di quotidiano tormento

Màscara de amargùra, màscara de tristùra
Maschera d’amarezza, maschera di tristezza

Della terra porti il pianto
luttuosi colori, suoni e odori
il sogno di feconde stagioni,
nel pozzo degli occhi profondi
giacciono umani dolori
ancor confusi tra belluini tremori

Màscara de amargùra, màscara de tristùra
Maschera d’amarezza, maschera di tristezza

I tuoi passi pesanti
la voce scandiscono del tempo
che lieve intreccia leggende
di sconosciute genti
di scrigni di segreti
d’argentee cime silenti

Màscara de amargùra, màscara de tristùra
Maschera d’amarezza, maschera di tristezza

 Laura Vargiu

Tempi e streghe

Se nei tempi molto lontani
governati da spiriti infami
dall'abisso grandi richiami
sommersi melmosi pantani.

Maligni, tortuosi e legnosi
voltare indietro lo sguardo,
memoria in atteso riguardo
di magia e maligno corrosi.

Da caverna maligno folletto
di possenti più ornati poteri
nel rapire bambini e poderi
in mieloso e strano sonetto. 

Le pozioni più miracolose
legate alla vita e la morte
non meno segrete e distorte
su vittime ignare e su cose.

La chiesa Cattolica osteggia
sia pagane o diaboliche fuse
operate da masche e trasfuse
non velato un rogo volteggia.

L'occhio e i corni del volgo
osteggiano quei satanici riti
ammantati da ipocriti inviti
di virtù che il male distolgo.

 È la strega presente tutt'oggi 
paralizza, distrugge e rovina,
ferisce sul fianco alla mattina,
aglio e corno levi gli appoggi.

Sono le buone e pur le cattive
sia la Gianduia che la Muletta
c'è chi la fa c'è lì chi l'aspetta
e sian le morte o siano le vive.

C'è chi ti aiuta e chi ti osteggia
l'una è del riso altra del pianto
se alternate dal poco o dal tanto
l'una sul corno e l'altra festeggia.

Tommaso Mondelli 


Maschere

Finzione
Conta l’apparenza
Scompare
L’umana essenza

Discorsi
Senza nulla dire
Parole
Come nebbia

Il vuoto effimero
Dell’apparire
E chi non è
Si maschera

Danila Oppio


Foto di Maria Bonaria Maccioni


Editore l'Argo libro

mercoledì, febbraio 26

Galleria d'arte: Joaquin Sorolla

PITTORE E SCULTORE, JOAQUÍN SOROLLA

"Joaquín Sorolla y Bastida" nato a Valencia nel 1863 e morto in provincia di Madrid nel 1923 è stato uno dei pittori e artisti grafici più prolifico dell'epoca, con più di 2200 opere catalogate. Rimasto orfano con appena due anni viene accolto e cresciuto dalla famiglia di zii.
Condivise lo studio al pian terreno che si trova in "Calle Las Avellanas, 12" a Valencia con  José Vilar y Torres, Benlliure y Pinazo.
Al termine della sua formazione cominciò ad inviare opere a concorsi provinciali ed esposizioni nazionali di belle arti, grazie alle quali vinse svariate medaglie come "Exposición Regional de Valencia" del 1883 e "Medalla de Segunda Clase en la Exposición Nacional" nel 1884. Pagato dalla "Diputación Provincial" di Valencia, Sorolla viaggia a Roma dove conobbe l'arte classica e rinascentista, così come grandi musei e svariati artisti da studiare e con cui confrontarsi.

Si sposò nel 1888 a Valencia e nel 1889 cominciò a vivere a Madrid dove in pochi anni riusci ad ottenere una buona fama e prestigio come pittore. Svariati viaggi a Parigi  hanno contribuito a portare l'artista a dipingere all'esterno, all'aria aperta, apprendendo cos'i a dominare la luce combinandola con scene di vita quotidiana e paesaggistica.
Nel 1900 fu contattato dallo scultore Ricardo Causarás Casaña, che chiese a Sorolla di posare come modello per una scultura in terracotta e gesso da presentare all'Esposizione generale delle Belle Arti di Madrid. Sorolla accettò e la statua fu premiata all'esposizione con questo titolo "Consideración de Medalla de Tercera Clase en Escultura". La statua rimase esposta a Valencia dal 1901 al 1925 nella sala principale del "circolo delle belle arti", fino a che venne regalata al comune di Valencia e da quest'ultimo posizionata nei giardini reali, "Reales Jardines de los Viveros".
Per questo gesto Valencia dedicò una via della città all'artista, "Calle Joaquín Sorolla".
Molti i viaggi dell'artista in tutta Europa, ma fu un'esposizione a Parigi che diede riconoscimento internazionale alle sue opere. Cominciò ad esporre anche in America. Diversi lavori importanti commissionati da istituti artistici di grande rilievo lo portano a diventare professore accademico a Madrid.http://www.guidavalencia.com/turismo-cultura-valencia/musei-esposizioni-valencia/39-museo-belle-arti-valencia?lang=it
Morì a "Cercedilla", provincia di Madrid, nel 1923. Nove anni dopo la sua morte la sua casa fu riaperta come "Museo Sorolla".
A Valencia, alcune delle sue opere sono esposte nel "Museo delle Belle Arti" all'interno di una sala dedicata interamente al pittore. Per avere più informazioni riguardo le opere dell'artista presenti a Valencia consigliamo di seguire questo collegamento.
Porta il suo nome anche la nuova e temporanea stazione dei treni dedicata all'alta velocità. Segui il collegamento per avere informazioni riguardo questa stazione.
















Ringrazio il pittore Oscar Bruno Munari per avermelo segnalato!

martedì, febbraio 25

Una foto di 75 anni fa sui Monti della Luna




Sui Monti della Luna vicino a Claviere,la neve imbianca le cime, i soldati sono pronti per la Seconda Guerra Mondiale, il Principe Umberto di Savoia li incoraggia,mentre l'alpino seduto alla sua destra, ha ricordato tutto e ne ha scritto un libro: Settimane bianche e crociere a costo zero, laddove le settimane bianche altro non sono che i combattimenti sui monti, tra francesi e italiani, e le crociere a costo zero riguardano la navigazione verso il continente Africano, a combattere pure lì. 
Parlo ancora del Cav. Dott. Tommaso Mondelli, che ha ricordato anche in Canta che ti passa, a pag. 70, quei monti della Luna, con una splendida poesia. Così li ricorderà ancora, in altri versi che ancora non sono in stampa, ma che presto vedranno la luce in una silloge poetica già in mano all'editore.
Ed io molto volentieri ne vorrei essere la madrina! Chissà!

Danila Oppio


La coppa di Lucurgo


 ll meraviglioso calice che vedete nella foto (sopra) possiede una intrigante caratteristica: quando è illuminato da una fonte diretta, esso appare di color verde-giada, mentre se la fonte di luce è posta dietro l’oggetto, esso apparirà di colore rosso sangue.
Si tratta di un calice di vetro, conosciuto come ‘La Coppa di Licurgo’, poichè riporta una scena che coinvolge il re Licurgo di Tracia, importante personaggio della mitologia greca.
Acquistato nel 1950 dal British Museum, l’enigmatica proprietà del calice ha sconcertato gli scienziati per decenni. Una prima risposta arrivò solo nel 1990, quando un team di ricercatori inglesi, esaminando alcuni frammenti del calice al microscopio, scoprirono che gli artigiani romani furono pionieri nell’utilizzo di nanotecnologie.
La tecnica consisteva nell’impregnare il vetro con una miscela di particelle di argento e oro, fino a farle raggiungere le dimensioni di 50 nanometri di diametro, meno di un millesimo delle dimensioni di un granello di sale.
La precisione del lavoro e la miscela esatta dei metalli preziosi suggerisce che gli artigiani Romani sapessero esattamente quello che stavano facendo e che non si tratta di un effetto accidentale. “Si tratta di un’impresa straordinaria”, spiega Ian Freestone, archeologo presso l’ University College di Londra.
La vetusta nanotecnologia funziona in questo modo: quando il calice viene colpito con la luce, gli elettroni delle particelle metalliche vibrano in maniera tale da alterarne il colore, a seconda della posizione dell’osservatore.
Ma una nuova ricerca, di cui dà notizia lo Smithsonian Magazine, rivela alcune novità davvero sorprendenti. Logan Gang Liu, ingegnere presso l’Università dell’Illinois, si è dedicato per anni allo studio del manufatto, fino a capire che questa antica tecnologia romana può avere utilizzi nella medicina, favorendo la diagnosi di alcune malattie e l’individuazione di rischi biologici ai controlli di sicurezza.
“I romani sapevano come fare e come utilizzare le nanoparticelle per creazioni artistiche”, spiega il ricercatore. “Noi abbiamo cercato di capire se fosse possibile utilizzarla per applicazioni scientifiche”.
Dal momento che non era possibile utilizzare il prezioso manufatto, il team guidato da Liu ha condotto un esperimento nel quale sono stati creati una serie di recipienti in plastica intrisi di nanoparticelle d’oro e d’argento, realizzando degli equivalenti della Coppa di Licurgo.
Una volta riempito ciascun recipiente con i più diversi materiali, come acqua, olio, zucchero e sale, i ricercatori hanno osservato diversi cambiamenti di colore. Il prototipo è risultato 100 volte più sensibile dei sensori utilizzati per rilevare i livelli salini in soluzione attualmente in commercio.
Secondo i ricercatori, un giorno questa tecnica potrà essere utilizzata per rilevare agenti patogeni in campioni di saliva o di urina, e per contrastare eventuali terroristi intenzionati a trasportare liquidi pericolosi a bordo degli aerei.
Non è la prima volta che la tecnologia romana sorprende i ricercatori moderni, superando il livello attuale di conoscenza. Un esempio è dato dallo studio sulla composizione del calcestruzzo romano, rimasto sommerso nelle acque del Mediterraneo per 2 mila anni. I ricercatori hanno scoperto che la sua composizione è decisamente superiore al calcestruzzo moderno, sia in termini di durata che di ecocompatibilità.
Le conoscenze acquisite dai ricercatori vengono oggi utilizzate per migliorare il cemento che oggi utilizziamo. Non è ironico che gli scienziati si rivolgano alle tecniche utilizzate dai nostri antenati ‘primitivi’ per lo sviluppo di nuove tecnologie?



lunedì, febbraio 24

SMEMORIA e memoria poetica

Danila Oppio ha arricchito il suo volume “Smemoria” che abbiamo già avuto modo di presentare tempo fa sul Cantiere. Ora la nuova edizione non comprende solo il racconto riveduto ed ampliato, ma anche una nuova silloge delle sue poesie ed una raccolta delle sue opere di grafica e pittura, che consentono di apprezzare ancor più la cifra stilistica e l’ecletticità della nostra Danila. E’ superfluo aggiungere che vi consigliamo vivamente la lettura di quest’opera, la cui presentazione è “linkata” qui di seguito, come di consueto. Ancora complimenti a Danila e buona lettura a tutti!
Il Cantiere Poesia



domenica, febbraio 23

Incidente



all'improvviso:
un lampo di luce rossa
un’ esplosione di vetri
un groviglio d’acciaio.

silenzio.

grida e clacson
il lamento di una sirena
-sempre più vicino–
sangue e schegge sulla strada
polizia carro attrezzi
ambulanza
lacrime urla
lacrime

grida e…….
(come sopra )
…uno è andato
tre sono gravi

un attimo
un attimo solo:
18 anni…. addio.
e…. 
speriamo bene.

 Giovanni De simone

Inedita 

Solo noi italiani siamo così ciechi?

Una breve notizia di cronaca norvegese: questa immagine è vera, fotografata da mio figlio in un supermercato. Il prodotto venduto, un succo di frutta super-vitaminico, viene etichettato con la seguente dicitura: più immunità che Berlusconi. Le vitamine immunizzano, e Berlusconi gode dell'immunità? A quanto pare, dopo tutte le condanne. è ancora libero come l'aria, a rompere quei cosi che fanno rima col suo cognome!  Resta il fatto che all'estero la figura dei co...comeri la facciamo noi italiani, grazie a questo individuo e ai politici che ancora lo prendono in considerazione. Ma la giustizia dov'è? L'immunità parlamentare per un reo, non esiste. Fuori dai piedi, lui e tutti quelli come lui che hanno fatto danni e stanno ancora contribuendo alla rovina dell'Italia. Vergogna!


Danila Oppio

venerdì, febbraio 21

Palcoscenico




nel muto desiderio della notte
le luci brillano ammiccanti
unendosi in un punto
alla fine del lago
che lasciato il suo gioco di colori
si stende -tappeto vellutato-
macchiato di corrusco giallo lunare

sul palcoscenico di una stella
l’amore recita
la sua farsa sentimentale

non c’è finale:
il vento di nascosto
ruba le parole
e le nasconde nel silenzio


                   Giovanni De Simone
                 Inedita

Sui Monti della Luna

S

Sui Monti della Luna”
da “Se canti ti passa – è sempre amore” di Tommaso Mondelli

Una delle poesie più belle e significative della nuova pubblicazione in versi di Tommaso Mondelli, “Se canti ti passa – è sempre amore” (L’ArgoLibro Editore, 2014), è quella che porta il titolo de “Sui Monti della Luna”.
Attraverso cinque efficaci quartine il poeta fotografa perfettamente un preciso momento sia della propria vita sia di quella dell’intera nazione che nel 1939 si ritrovò, come tutto il vecchio continente, sull’orlo del baratro della guerra. Si tratta del periodo che vide l’autore giovanissimo artigliere da montagna di una divisione dell’Esercito italiano, come da lui stesso già raccontato nella sua precedente raccolta di memorie militari pubblicata alla fine dello scorso anno (“Settimane bianche e crociere a costo zero – memorie di guerra e prigionia di un ragazzo partito soldato”, L’ArgoLibro Editore); nella prosa la narrazione procede con dovizia di particolari, mentre a questi versi bastano invece poche ma significative immagini per evocare tutta l’incertezza di quei mesi tra la fine del ’39 e il giugno del ’40, quando infine anche l’Italia prese parte ufficialmente alla grande mattanza del secondo conflitto mondiale.
Fa da sfondo un paesaggio alpino – quello del Lago Nero e dei Monti della Luna nel Torinese – di straordinaria bellezza, la cui armonia già strideva con quanto di lì a poco sarebbe accaduto:

Una coltre bianca, fresca e pura / ascoso lago nere alle sue acque / a prenze Umberto pure piacque / a giugno non fu altro che paura. / Sotto coltre i monti della Luna / bianca la neve simbolo di pace / in Europa c’è chi si compiace / che primavera porti sua fortuna.”

Ed è proprio in mezzo a quella neve, “simbolo di pace”, che il poeta, così come già aveva fatto nella prosa, riesce a cogliere un’immagine non di poco conto: l’incontro e la rispettosa amicizia fra soldati italiani e militari francesi che, essendo quella zona di confine, stazionavano sulle stesse montagne.
“Con l’amico Franco si stornava / del fumo e una fugace sigaretta /
nel dubbio che ci sia vendetta / e la mano stretta si apprestava.”

Francesi e italiani, dunque, tutti figli del medesimo destino già scritto da altri, aggrappati però alla speranza di non essere costretti a scontrarsi a causa di folli e perentorie decisioni dall’alto.
Ma le ombre della notte ormai si allungavano feroci anche lassù, sui Monti della Luna, portandosi via la luce di quei giorni, come pure il fumo delle sigarette, le chiacchiere tra amici e chissà quanti semplici sogni da ragazzi, seminando nel contempo un lugubre silenzio che presto sarebbe stato riempito da frastuoni di morte e distruzione.
Un componimento, questo di Tommaso Mondelli, pregno d’importanti significati, primo fra tutti quello della condanna non solo della guerra di allora, ma di tutte le guerre di ogni tempo e luogo. In perfetta sintonia, del resto, con quanto enunciato fin da “Rime in Libertà” (Gli Occhi di Argo, 2012), sua prima silloge che, a mio parere, resta un meraviglioso inno alla vita e all’amore.

Laura Vargiu



Tutte le info sulla raccolta "Il cane Comunista e altri racconti" di Laura Vargiu cliccando qui