POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, agosto 25

IN CAMMINO - e-book silloge poetica - Nelly Irene Zita García


https://issuu.com/annamontella/docs/binder1_9945b3b9de989e

Potrete leggere il testo completo cliccando nel link qui sopra. Un dono di Nelly Irene agli amici. Ogni poesia è scritta nelle due lingue italiano-spagnolo, questo perché Nelly è nata in Venezuela.
Vorrei poter farvi conoscere la mia cara amica, e sorella per elezione, così riporto la sua breve biografia che troverete anche nell'interno del libro digitale.



L’autrice è nata in Venezuela (Caracas) nel 1957. Nel 1972 emigra in Italia, Piedimonte Matese ( CE). Dal 1983 risiede in Canegrate (Mi) .
Nel 1984 completa i suoi studi in psicologia presso l'Università degli Studi di Roma " La Sapienza". Ha lavorato in diversi settori (Psichiatria, Consultorio, Psicologia Clinica).
E' membro dell'Associazione degli Studi Psicoanalitici, (A.S.P) - International Federation of Psychoanaliytic Societes, (I.F.P.)-  Istituto di Ricerca di Gruppo di Lugano, (I.RG.)- Associazione Italiana di Psicologia Giuridica, (A.I.P.G).
Ha effettuato diverse pubblicazioni in ambito professionale.
Ha l'hobby di scrivere poesie e racconti.
Ha pubblicato in cartaceo " Toccare e Accarezzare il cielo" (2006) e " La Memoria Emotiva" (2009) pubblicati in quest'ultimo decennio.

                      



















L'idea di realizzare un e-book con l'ausilio della brava Anna Montella, è nato durante un dialogo tra l'autrice e la sottoscritta, e non è detto che in futuro non lo si possa trasformare anche in un libro cartaceo. Alla fine, si è trattato di un team composto dall'autrice, che ha scritto le poesie, da sua sorella Nancy, che l'ha aiutata nella reversione in lingua spagnola, da me che ho curato la rilettura e l'impaginazione e studiato la copertina, e alla fine da Anna Montella che ha rifinito la bozza e creato l'e-book. Ecco, secondo me, è un bel modo di lavorare insieme per raggiungere un traguardo. 
Auguro di cuore ad Irene buon proseguimento nel sul Cammino spirituale e scritturale. 

Danila Oppio 

Burkini: meglio un master in diritti umani di Renata Rusca Zargar

BURKINI: MEGLIO UN MASTER IN DIRITTI UMANI


Escludendo la giornalista inglese, Nigella Lawson,


per niente musulmana, che ha indossato il burkini, con suo grande divertimento, probabilmente, per non rovinare la sua pelle occidentale bianco-latte, chi sono le avvenenti signore che abbiamo visto in tivù tuffarsi abilmente nelle onde? Certo, non sono le badanti musulmane che popolano le nostre città. Sono modelle dal fisico perfetto che, a valutare le loro capacità natatorie, hanno già frequentato mare o piscine (non saprei dire con che abbigliamento). 


É evidente, in questa tragica fine estate, che qualcuno ha pensato di rilanciare un prodotto, già esistente, della moda cosiddetta "halal" (o modest fashion) che muove molti miliardi nel mondo e di cui Torino è la capitale italiana (si veda http://senzafine.zacem-online.org/#post263).

La polemica, dunque, sul "burkini", oggi, con tanti problemi che abbiamo, é ridicola.
Non c'è dubbio che debba, invece, essere vietato tutto quello che impedisce l'identificazione e non c'era bisogno del costume da bagno per capirlo!
L’interrogativo, però, di tanti benpensanti é: “Sono schiave le donne che lo indossano?”.
E chi lo sa!
Donne schiave -lo sappiamo bene - ce ne sono moltissime anche tra quelle che non hanno timore a spogliarsi.
Inoltre, la società occidentale (con il vecchio pensiero colonialista-imperialista) concepisce la liberazione della donna solo attraverso il modello donna bianca-occidentale, eterosessuale, laica o di religione cristiana. Forse, sarebbe il caso, in un mondo globale, di abbandonare l'idea che l'universo sia europacentrico e di smetterla di imporre i propri stili di comportamento!
Infine, le stesse femministe occidentali hanno sempre lottato contro la mercificazione del corpo della donna (ricordate la pubblicità delle caramelle che mostrava un bel sedere femminile?) e non possono sentirsi offese se qualche signora non vuole esibire apertamente il proprio corpo. Peccato che, dopo l'ultimo ventennio, in Italia, non se ne parli più molto: per tante ragazze usare il proprio corpo per ottenere denaro e carriera é ormai buono e giusto. Eppure, la prostituzione e la pornografia sono le armi base del dominio del maschio! (Qualcuno lo dice ancora qui, invece di complimentarsi con l'uomo "virile"?)
Di fronte a questi grandi temi è, allora, così importante come si vada al mare?
Intanto, andare alla spiaggia é un tipico uso nostro assai recente: una volta, abbronzarsi era disdicevole in quanto si diventava come i contadini che lavoravano al sole (e non persone superiori e benestanti).
La libertà della donna si ha, invece, nel chiuso delle case dove si vede se davvero esista con il compagno un rapporto alla pari. E più ancora sul posto di lavoro. In Italia, le donne rappresentano il 60% dei laureati, arrivando al traguardo prima e con valutazioni superiori rispetto ai maschi, il loro curriculum è più ricco di tirocini e stage. Nonostante ciò, a un anno dalla laurea, risultano meno occupate dei maschi (-7%) e in termini di retribuzione registrano guadagni inferiori del 30% a quelli dei laureati.
La donna deve sempre dare di più per dimostrare di essere brava, il maschio lo è già per nascita. Persino la medicina si sviluppa basando le proprie conoscenze anche farmacologiche sul corpo dell'uomo, aggiustando poi i risultati per le donne!
Non è, dunque, una questione di abbigliamento, é una questione di educazione: di tutti, maschi e femmine, italiani e stranieri, con un sovrappiù (master in diritti dell’essere umano) per il maschio di qualsiasi latitudine.


Burqa in spiaggia?



‘Burqa plage’, in spiaggia col velo
13 agosto 2015
Ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio corpo, ma quando si va in spiaggia non ci si va in djellaba
di Tahar Ben Jelloun. Le360.ma (03/08/2015).
Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.
http://arabpress.eu/burqa-plage-spiaggia-velo/67667/?utm_source=Arabpress+mailing+list&utm_campaign=33bb4fbc7a-20_agosto8_20_2016&utm_medium=email&utm_term=0_a1ee51fc47-33bb4fbc7a-93539637
È ormai da qualche anno che l’estate si assiste a un fenomeno bizzarro: delle donne, accompagnate o meno dai loro mariti o dai loro bambini, nuotano completamente vestite in mare o nelle piscine. Qualcuno gli ha detto che una donna rispettabile non si mette in costume. La domanda che mi viene in mente è la presente: quando escono dall’acqua, i loro abiti non si incollano sl corpo mettendo in risalto le forme che non volevano mostrare?
Ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio corpo, ma quando si va in spiaggia non ci si va in djellaba. Bisogna essere davvero viziosi e perversi per pensare che il corpo di una donna va coperto per salvaguardarlo da sguardi concupiscenti. Il ridicolo che compete con la stupidità.
Quando fa caldo e la voglia di onde si fa sentire, è normale spogliarsi, mettersi un costume da bagno e andare a rinfrescarsi al mare. Cosa che gli uomini non esitano a fare. Ci sono addirittura volte in cui vedo uomini spassarsela in costume mentre le loro mogli, madri o sorelle soffrono il caldo estivo, avviluppate nei loro abiti neri che le fanno anche soffocare. Non è né igienico, né estetico, né morale.
Alcuni sostengono che lo fanno in rispetto ai precetti dell’islam. No, non ha niente a che vedere con la religione. La decenza è una questione di etica. Ora, ciò che muove nel profondo i fanatici è la questione sessuale. Tutto gira intorno al sesso della donna. Al corpo della donna. All’anima della donna. All’ombra della donna. All’odore della donna. All’idea della donna. Il resto non sono altro che chiacchiere rivestite di una religiosità fraintesa.
Quest’estate, alcuni guastafeste del turismo in Marocco hanno cercato di far vietare il bikini sulle spiagge per turisti. Per fortuna la loro richiesta non ha avuto seguito presso le autorità ufficiali. Tuttavia la loro stupidità ha fatto il giro della rete mondiale, cosa che di certo avrà scoraggiato gli stranieri a venire, per esempio, ad Agadir. Già è difficile attirare clienti e farli venire qui (il Marocco ha ricevuto una cattiva valutazione in termini di servizi e di industria alberghiera), allora non inventiamoci degli orrendi spaventapasseri per respingerli definitivamente.
È bastata un’iniziativa del genere per uccidere l’industria turistica del Paese. Quello che Daesh (ISIS) non era riuscito a fare da noi, hanno osato farlo dei marocchini sessualmente frustrati: far fuggire gli stranieri e diffondere un’immagine negativa del Marocco. È tempo che il governo reagisca a questa nuova dittatura dell’ignoranza, della frustrazione e della stupidità.
Tahar Ben Jelloun è uno scrittore, poeta e saggista marocchino.

Ringrazio Renata Rusca Zargar per avermi trasmesso questo articolo, tradotto dall'originale in lingua francese, che ha pubblicato sul suo sito, cui al link qui sotto.

E qui pubblico l'articolo originale 


BURQA PLAGE !

Par Tahar Ben Jelloun (@Tahar_B_Jelloun) le 03/08/2015 à 12h00
Chacun a la liberté de montrer ou de dissimuler son corps, mais quand on va à la plage on n’y va pas en djellaba. Il faut être vicieux et pervers pour penser que couvrir un corps d’une femme c’est le protéger des regards concupiscents.
Cela fait quelques années que nous assistons, l’été, à un phénomène bizarre. Des femmes, accompagnées ou non par leur époux ou leurs enfants, nagent toutes habillées dans la mer ou même dans certaines piscines. Je sais qu’on leur a dit qu’une femme respectable ne se mettait pas en maillot. La question qui me vient à l’esprit est: l’est-elle quand elle sort de la mer, ses habits collant sur sa peau et mettant en valeur les formes qu’elle ne voulait pas montrer ?

Chacun a la liberté de montrer ou de dissimuler son corps, mais quand on va à la plage on n’y va pas en djellaba. Il faut être vicieux et pervers pour penser que couvrir un corps d’une femme c’est le protéger des regards concupiscents. Le ridicule le dispute à la bêtise.

Quand il fait chaud et que l’envie de plonger dans les vagues se fait sentir, il est normal de se déshabiller, de porter un maillot de bain et d’aller se rafraîchir dans la mer. Ce que les hommes n’hésitent pas à faire. Ainsi que de fois n’ai je vu des hommes en maillot de bain prendre du bon temps à la plage pendant que leur épouse, leur mère ou leur sœur souffraient dans la chaleur de l’été, enveloppées dans des vêtements noirs qui les étouffaient en plus. Ce n’est ni hygiénique, ni esthétique, ni moral.

Certains prétendent qu’ils font cela pour respecter les préceptes de l’islam. Non, cela n’a rien à voir avec la religion. La décence est une question d’éthique. Or on constate que ce qui travaille en profondeur les fanatiques c’est la question sexuelle. Tout tourne autour du sexe de la femme. Le corps de la femme. L’âme de la femme. L’ombre de la femme. Le parfum de la femme. L’idée de la femme. Le reste n’est que bavardage enrobé de religiosité mal comprise.

Cet été, des casseurs du tourisme au Maroc ont essayé de faire interdire le bikini à la plage pour les touristes. Heureusement qu’ils n’ont été suivis par aucune autorité officielle. Mais leur stupidité a été postée sur le Net et a fait le tour du monde, ce qui a certainement dû décourager de braves touristes étrangères de venir à Agadir par exemple. Déjà on a du mal à attirer des clients et surtout à les faire revenir, (le Maroc a été très mal noté pour ce qui est du service et du suivi en matière hôtelière), alors n’inventons pas des épouvantails hideux et nauséabonds pour les repousser définitivement.

Il suffit d’une initiative de ce genre pour tuer l’industrie touristique du pays. Ce que Daech n’a pas réussi à faire chez nous, des Marocains frustrés sexuels ont osé le faire: faire  fuir les étrangers et répandre une très mauvaise image de notre pays.

Il est temps que le gouvernement réagisse à cette nouvelle dictature de l’ignorance, de la frustration et de la bêtise. Sur une plage à Tanger, des voyous munis de sabres et poignards ont fait la semaine dernière la chasse aux baigneuses non habillées. Attention ça commence par un harcèlement de ce genre et ça se termine avec une bombe dans une piscine ou dans un café. Il faut que les services de sécurité prennent au sérieux ces agitations dangereuses et garantissent la sécurité et la liberté de l’individu, homme ou femme.

Burqa in spiaggia?



‘Burqa plage’, in spiaggia col velo
13 agosto 2015
Ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio corpo, ma quando si va in spiaggia non ci si va in djellaba
di Tahar Ben Jelloun. Le360.ma (03/08/2015).
Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.
http://arabpress.eu/burqa-plage-spiaggia-velo/67667/?utm_source=Arabpress+mailing+list&utm_campaign=33bb4fbc7a-20_agosto8_20_2016&utm_medium=email&utm_term=0_a1ee51fc47-33bb4fbc7a-93539637
È ormai da qualche anno che l’estate si assiste a un fenomeno bizzarro: delle donne, accompagnate o meno dai loro mariti o dai loro bambini, nuotano completamente vestite in mare o nelle piscine. Qualcuno gli ha detto che una donna rispettabile non si mette in costume. La domanda che mi viene in mente è la presente: quando escono dall’acqua, i loro abiti non si incollano sl corpo mettendo in risalto le forme che non volevano mostrare?
Ognuno è libero di mostrare o nascondere il proprio corpo, ma quando si va in spiaggia non ci si va in djellaba. Bisogna essere davvero viziosi e perversi per pensare che il corpo di una donna va coperto per salvaguardarlo da sguardi concupiscenti. Il ridicolo che compete con la stupidità.
Quando fa caldo e la voglia di onde si fa sentire, è normale spogliarsi, mettersi un costume da bagno e andare a rinfrescarsi al mare. Cosa che gli uomini non esitano a fare. Ci sono addirittura volte in cui vedo uomini spassarsela in costume mentre le loro mogli, madri o sorelle soffrono il caldo estivo, avviluppate nei loro abiti neri che le fanno anche soffocare. Non è né igienico, né estetico, né morale.
Alcuni sostengono che lo fanno in rispetto ai precetti dell’islam. No, non ha niente a che vedere con la religione. La decenza è una questione di etica. Ora, ciò che muove nel profondo i fanatici è la questione sessuale. Tutto gira intorno al sesso della donna. Al corpo della donna. All’anima della donna. All’ombra della donna. All’odore della donna. All’idea della donna. Il resto non sono altro che chiacchiere rivestite di una religiosità fraintesa.
Quest’estate, alcuni guastafeste del turismo in Marocco hanno cercato di far vietare il bikini sulle spiagge per turisti. Per fortuna la loro richiesta non ha avuto seguito presso le autorità ufficiali. Tuttavia la loro stupidità ha fatto il giro della rete mondiale, cosa che di certo avrà scoraggiato gli stranieri a venire, per esempio, ad Agadir. Già è difficile attirare clienti e farli venire qui (il Marocco ha ricevuto una cattiva valutazione in termini di servizi e di industria alberghiera), allora non inventiamoci degli orrendi spaventapasseri per respingerli definitivamente.
È bastata un’iniziativa del genere per uccidere l’industria turistica del Paese. Quello che Daesh (ISIS) non era riuscito a fare da noi, hanno osato farlo dei marocchini sessualmente frustrati: far fuggire gli stranieri e diffondere un’immagine negativa del Marocco. È tempo che il governo reagisca a questa nuova dittatura dell’ignoranza, della frustrazione e della stupidità.
Tahar Ben Jelloun è uno scrittore, poeta e saggista marocchino.

Ringrazio Renata Rusca Zargar per avermi trasmesso questo articolo, tradotto dall'orininale in lingua francese, che ha pubblicato sul suo sito, cui al link qui sotto.

E qui pubblico l'articolo originale 


BURQA PLAGE !

Par Tahar Ben Jelloun (@Tahar_B_Jelloun) le 03/08/2015 à 12h00
Chacun a la liberté de montrer ou de dissimuler son corps, mais quand on va à la plage on n’y va pas en djellaba. Il faut être vicieux et pervers pour penser que couvrir un corps d’une femme c’est le protéger des regards concupiscents.
Cela fait quelques années que nous assistons, l’été, à un phénomène bizarre. Des femmes, accompagnées ou non par leur époux ou leurs enfants, nagent toutes habillées dans la mer ou même dans certaines piscines. Je sais qu’on leur a dit qu’une femme respectable ne se mettait pas en maillot. La question qui me vient à l’esprit est: l’est-elle quand elle sort de la mer, ses habits collant sur sa peau et mettant en valeur les formes qu’elle ne voulait pas montrer ?

Chacun a la liberté de montrer ou de dissimuler son corps, mais quand on va à la plage on n’y va pas en djellaba. Il faut être vicieux et pervers pour penser que couvrir un corps d’une femme c’est le protéger des regards concupiscents. Le ridicule le dispute à la bêtise.

Quand il fait chaud et que l’envie de plonger dans les vagues se fait sentir, il est normal de se déshabiller, de porter un maillot de bain et d’aller se rafraîchir dans la mer. Ce que les hommes n’hésitent pas à faire. Ainsi que de fois n’ai je vu des hommes en maillot de bain prendre du bon temps à la plage pendant que leur épouse, leur mère ou leur sœur souffraient dans la chaleur de l’été, enveloppées dans des vêtements noirs qui les étouffaient en plus. Ce n’est ni hygiénique, ni esthétique, ni moral.

Certains prétendent qu’ils font cela pour respecter les préceptes de l’islam. Non, cela n’a rien à voir avec la religion. La décence est une question d’éthique. Or on constate que ce qui travaille en profondeur les fanatiques c’est la question sexuelle. Tout tourne autour du sexe de la femme. Le corps de la femme. L’âme de la femme. L’ombre de la femme. Le parfum de la femme. L’idée de la femme. Le reste n’est que bavardage enrobé de religiosité mal comprise.

Cet été, des casseurs du tourisme au Maroc ont essayé de faire interdire le bikini à la plage pour les touristes. Heureusement qu’ils n’ont été suivis par aucune autorité officielle. Mais leur stupidité a été postée sur le Net et a fait le tour du monde, ce qui a certainement dû décourager de braves touristes étrangères de venir à Agadir par exemple. Déjà on a du mal à attirer des clients et surtout à les faire revenir, (le Maroc a été très mal noté pour ce qui est du service et du suivi en matière hôtelière), alors n’inventons pas des épouvantails hideux et nauséabonds pour les repousser définitivement.

Il suffit d’une initiative de ce genre pour tuer l’industrie touristique du pays. Ce que Daech n’a pas réussi à faire chez nous, des Marocains frustrés sexuels ont osé le faire: faire  fuir les étrangers et répandre une très mauvaise image de notre pays.

Il est temps que le gouvernement réagisse à cette nouvelle dictature de l’ignorance, de la frustration et de la bêtise. Sur une plage à Tanger, des voyous munis de sabres et poignards ont fait la semaine dernière la chasse aux baigneuses non habillées. Attention ça commence par un harcèlement de ce genre et ça se termine avec une bombe dans une piscine ou dans un café. Il faut que les services de sécurité prennent au sérieux ces agitations dangereuses et garantissent la sécurité et la liberté de l’individu, homme ou femme.