POETANDO

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domenica, luglio 2

Da Pirandello a Di Pietro per arrivare a Hannah Arendt fino ad Eichmann - Roberto Di Pietro e Danila Oppio

Pare strano che, lo scorso anno, durante il mese di agosto, abbia già trattato l’argomento riguardante Hannah Arendt. Lo potrete leggere a questo link.


E’ chiaro che questa filosofa ha colpito nel segno! Forse ci vuol dire ancora qualcosa? Da Pirandello a una lirica di Roberto Di Pietro, siamo giunti a lei. 


 Danila, non trova splendido quel racconto di Pirandello? Penso sia stata un'ottima idea proporlo per intero ai lettori del blog. (Il racconto è Canta l’epistola, inserito nella raccolta NOVELLE PER UN ANNO).
Quanto alla mia lirica, - Padre, per un filo d’erba… - al di là del senso letterale piuttosto ovvio, secondo la mia consuetudine intende suggerire un significato metaforico ulteriore...quale? Se al posto di quel "filo d'erba" ci mettessimo un'umile creatura umana qualsiasi, altezzosamente giudicata dai più come essere inutile, di nessun conto e quindi 'spendibile'? Da potersi, cioè, impunemente "strappare" alla vita, eliminare del tutto dalla faccia della terra senza il minimo scrupolo? E poi magari stupirsi che ci possa essere qualcuno a voler 'stupidamente' colpevolizzare il nostro comportamento addirittura omicida!
Ha presente il celebre saggio (controverso) di Hannah Arendt sulla "banalità del male", da lei scritto dopo aver assistito al processo a Eichmann e aver conseguentemente meditato sull’atteggiamento disinvolto assunto anche da altri criminali nazisti condannati a  Norimberga?
Ndr: Otto Adolf Eichmann (Solingen 19 marzo 1906 -  Ramla – 31 maggio 1962) è stato un paramilitare e funzionario tedesco., considerato uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista. .Col grado di SS era responsabile di una sezione de RSHA; esperto di questioni ebraiche, nel corso della cosiddetta soluzione finale, organizzò il traffico ferroviario per il trasporto degli  ebrei ai vari campi di concentramento.  Criminale di guerra, sfuggito al processo di Norimberga, si rifugiò in Argentina, ma venne poi catturato dal Mossad, processato e condannato a morte in Israele per genocidio e crimini contro l’umanità.
Si, Roberto, avevo inteso il sottofondo metaforico della sua composizione lirica. Quel filo d'erba rappresenta un essere (umano ma anche a quattro zampe) trattato come una nullità e questo non solo al fine di giungere alla soppressione fisica, ma anche a quella morale. Annientandolo psicologicamente.
Ricordo che la Arendt si occupò e seguì il processo di Gerusalemme, (non  ricordo tutto quel che disse a proposito di Eichmann). Mi sembra però che in un certo qual modo difendesse l'imputato, poiché "obbligato" ad agire malamente, dai suoi superiori. Ritengo che la coscienza dovrebbe essere buona consigliera, e se qualcuno fosse costretto ad azioni malvagie, contrarie al suo pensiero, dovrebbe rifiutarsi, anche a costo di sopportarne le conseguenze. Eichmann, se ben ricordo, era convinto di aver agito per il meglio, poiché aveva obbedito agli ordini dei superiori, quindi si riteneva non colpevole.
Chi toglie la vita, o fa del male fisico e morale al prossimo, non merita alcuna attenuante. La vita è sacra.
Danila

 Dopo averle spedito questa mail, mi è pervenuta la sua risposta a quella precedente. Per quanto riguarda le sue conclusioni sul piano del corretto comportamento morale, che dire cara Danila? Con me sfonda una porta aperta: del resto, i valori fondamentali che ho riscontrato nel contenuto di ONEIRIKOS sono proprio quelli che ho dichiaratamente apprezzato ed elogiato nella mia recensione. Quindi, da parte mia, condivisione assoluta.
Relativamente alla Arendt, a scanso di ancora comuni fraintendimenti riguardo al suo pensiero come espresso in quel suo famoso saggio per lungo tempo tanto "controverso" (da anni ne possiedo personalmente una copia, finita in qualche angolo della mia biblioteca),  vorrei solo aggiungere qualche indispensabile considerazione. 
 Come si è finalmente potuto comprendere, (e possiedo anche un DVD del Caffè Filosofico in cui, da parte di esperti filosofi come Maurizio Ferraris ed altri, si fa luce sul vero significato che la Arendt aveva in mente parlando della cosiddetta "banalità del male") l'autrice, finissima filosofa lei stessa, lungi dal voler scagionare moralmente Eichmann e gli altri criminali del Reich, desiderava dichiararsi profondamente perplessa, anzi sbigottita, di fronte alla loro apparentemente autentica serenità interiore nel crearsi un alibi morale per le loro azioni. Era la loro palese capacità di autoassolversi in buona fede a disturbarla come donna di pensiero. E ciò la induceva ad affermare che (se ben ricordo) il male è paragonabile ad un fungo che cresce e devasta le cose in superficie, e come tale sembra non necessitare di indagini in profondità, lo si vede dappertutto e si tende ad accettarlo troppo facilmente come un malanno inevitabile; mentre il bene, l'essenza del Bene, non la si capisce che attraverso una precisa serie di domande e di risposte altrettanto ponderate,  tutt'altro che superficiali (secondo il metodo insegnato da Socrate, che notoriamente la Arendt non esitava ad additare come suo maestro privilegiato).
Questo la portava ad ampliare il discorso fino a parlare di "terribile normalità": la micidiale normalità di atteggiamento del cittadino comune divenuto anch'egli incapace di pensare autenticamente, di riflettere nel senso più elevato della parola per potersi accorgere, perlomeno di fronte a se stesso, in quale misura ha agito o sta agendo bene o male. In altri termini, non sono solo i criminali nazisti a crearle sgomento, ma purtroppo, secondo lei, sono tutte le masse "irriflessive" che quotidianamente ci circondano (e dalle quali noi stessi riusciamo difficilmente a dissociarci) a rischiare di perdere irrimediabilmente quella intima facoltà di onesto giudizio morale che comunemente definiamo "coscienza".  Più o meno così.

Nei due versi finali della mia lirica, io stesso lascio quindi intendere che fra queste "masse irriflessive" ci sono anche tanti cosiddetti "cristiani" -- i quali, pur "strappando" disinvoltamente tanti "fili d'erba" lungo il loro cammino (e valga ancora il traslato metaforico), si credono ciò nonostante "onestamente" religiosi, ed escono come niente fosse "in pace e in gloria/dai santuari".
 Scusi questa tirata.  Mi perdoni, cara Dani. Oggi ne sentivo il bisogno.
Roberto
Ha fatto bene, Roberto, questa sua tirata è da salvare, tanto entra nel merito di certi atteggiamenti della gente. Spesse volte ho pensato che se i nazisti,  alla guida di Hitler, avessero trovato un popolo, esercito compreso, che rifiutasse quell'eccidio di massa, il führer e i suoi adepti poco avrebbero potuto fare. 
Senza andare troppo lontano nel tempo e nello spazio, basti pensare a quanti italiani (la maggior parte) sono disgustati dal nostro governo, e se ne lamentano, eppure nessuno muove un dito per cacciare questi insolenti che disprezzano il proprio Paese, portandolo alla rovina.
Forse ho inteso male il pensiero della Arendt, consideri la mia una versione "controversa"! Tanti, infatti, hanno pensato che la filosofa, in qualche modo, volesse difendere coloro che hanno compiuto efferati delitti, e mi è parso strano, considerato che Hannah proveniva da una famiglia ebrea.
Danila


Dialoghi tra Roberto Di Pietro e Danila Oppio

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