POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

martedì, luglio 25

Un sentito GRAZIE alla dott. Mariavittoria Riccio


Ringrazio dal profondo del cuore l'amica dottoressa Mariavittoria Riccio, per aver accettato di affiancarmi nel mio cammino d'autrice, e per aver gentilmente scelto di pubblicare su Fb la copertina del mio nuovo romanzo Oneirikos con la dedica autografa. 

Danila Oppio


LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI DI CASTRUM PILANUM di Mariavittoria Riccio
















LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI 
DI CASTRUM PILANUM
(ALLO STATO DELLE ATTUALI CONOSCENZE)
Autore: Dott.ssa Mariavittoria Riccio
In collaborazione con:
http://www.prolococoncadellacampania.it/

Questo ebook gratuito è liberamente dispensabile, puoi proporlo sul tuo sito permettendone anche il download ai tuoi visitatori direttamente dal tuo server.
L'unica condizione è che non modifichi i contenuti e le immagini presenti in questo file, e che citi la fonte ogni qualvolta utilizzi o pubblichi i contenuti testuali e video presenti in questo ebook.


www.prolococoncadellacampania.it/Download/castel-pilano.pdf


LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI DI CASTRUM PILANUM
(ALLO STATO DELLE ATTUALI CONOSCENZE)

L’ attenzione profusa agli studi esposti l’estate scorsa su questo stesso tema dall’Amministrazione Comunale di Conca della Campania insieme con il prezioso ed insostituibile supporto della Proloco e dell’Associazione “Erchemperto” di Teano, hanno dato vita al convegno odierno (31 gennaio 2008, n.d.r.) che rende finalmente giustizia ad un uomo illustre, figlio di questi incantevoli posti: Erchemperto .
Di questo avvenimento sono personalmente grata a tutti.
Siamo infatti qui per riconfermare ad Erchemperto la dignità che è dovuta non solo alla sua persona, ma al suo ruolo nella storia , ma soprattutto alla storia di questi luoghi.
La storiografia settoriale sembra, a mio parete, aver ridotto ad icona la sua figura e, come tale, avendolo fatto assurgere agli onori degli altari, ha fermato il tempo degli studi e le ricerche su di lui a circa trenta anni addietro.
Non vi sono, infatti, novità di rilievo negli ambienti colti che lo riguardano, fatta eccezione per il saggio pubblicato da Paolo Chiesa1 che, confermando la quasi totalità dei giudizi sul nostro benedettino casinensis, riesce comunque a rivalutarne la figura dal punto di vista morfosintattico a riguardo della prosa utilizzata nella stesura del testo della Historia Langobardorum Beneventanorum degentium .
La sua figura esce da tutti gli schemi del tempo e del luogo in cui ha vissuto, è un fuoriclasse che dà i numeri ai cantori che l'anno preceduto e che gli sono succeduti nel suo genere letterario e non certo per il suo stile rozzo e sgrammaticato, ma per la sua "verve", la sua enorme carica umana e vitale, i suoi contenuti. Non dimentichiamo qui che ha cantato di Benevento come la"Ticini geminum", la gemella di Pavia nonostante gli tocchi “il compito doloroso di narrare la rovina dei Beneventani”
Le sue origini longobarde, delle quali si è sempre vantato nella sua "Hystoriola", così come il suo rammarico e la sua costernazione per l'estinzione della gens longobarda in terra minore, traspaiono a chiare lettere dal suo scritto. Erchemperto non ha mai rinnegato i suoi natali.

Come già detto nel mio precedente scritto, ancora brancoliamo nel buio per quanto riguarda l'esatta ubicazione del Castrum Pilanum in cui ha sicuramente vissuto per lungo tempo il nostro concittadino .

Gli ottimi studi fatti dal compianto Lorenzo De Felice4 e l'ordinata e preziosa catalogazione dei testi che ha fatto, a riguardo, nel 2004 Adolfo Panarello (solo per citarne alcuni) hanno dato ragione al professor Richard Hodges della East Anglia University, che ha definito Castrum Pilanum "lost" cioè sito del quale si sono perse le tracce.
  1. 1  P.CHIESA, La trasmissione dei testi latini del medioevo. Firenze 2004, Edizione del Galluzzo, pag 96
  2. 2  U. WESTERBERGH, A beneventan poet and partisan, Edizione Almqvist & Wiksell 1957, pag 11
  3. 3  G. FALCO, Lineamenti di storia cassinese nei secoli VIII e IX, Edizione pag 268
  4. 4  L. De FELICE , Erchemperto e Castel Pilano .Edizione Laurenziana. Napoli 1974
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IPOTESI DI INDIVIDUAZIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO

La prima ipotesi



Figura 1 Località Pisciariello vista dal satellite

La mia prima ipotesi di percorso, suffragata dai toponimi e da rilevazioni di carattere strategico- militare, mi porta a supporre che il castrum sia riconducibile ai ruderi ancora esistenti e ben visibili in località Pisciariello di Conca nella proprietà Di Salvo.
La ricognizione tecnica, effettuata sui ruderi, dà modo di pensare ad una struttura quadrata o rettangolare, con dimensione di 10 / 15 m per lato circa, possente. I muri sono privi di contrafforte, ma appaiono ben radicati nel terreno. A sud-est di essa è ancora conservata nella sua originale integrità una cisterna per la riserva delle acque piovane di notevole capacità volumetrica. Una porta, in pietra del luogo, sicuramente posteriore al fabbricato, consente l'accesso alla cisterna.

Sono visibili e ben conservate delle pseudo-finestrelle non scavate nel muro, bensì appositamente costruite.


Per risalire con certezza all'epoca della costruzione bisogna porre i essere indagini serie e di rigore scientifico, effettuare scavi e rilevazioni che porterebbero sia alla datazione relativa che a quella assoluta del rudere.

Lo storico tuttavia, oltre a servirsi di questi preziosissimi mezzi tecnici, per sua fortuna, attinge alle fonti scritte.

Lascio quindi a chi vorrà occuparsene, il compito di effettuare gli scavi e le onerose rilevazioni che, sicuramente, porteranno a risultati interessanti.

Le fonti, dalle quali sono state desunte le notizie sul Castrum, sono note perchè già pubblicate da De Felice con rimando al Pratilli, Gattola e tanti altri storici più o meno famosi che però hanno studiato gli stessi testi: il Chronicon Vulturnense, Chronica sacri monasterii casinensis di Leone Ostiense, i Registri della Cancelleria Angioina.
Il passo a cui faccio precipuamente riferimento è quello citato da Angelo della Noce nelle note del Chronica sacri monasterii casinensis di Leone Ostiense pubblicata a Lione nel 1668 “ Castrum Pilanum intra fines Comitatus Theanensis in agro castri, quod dicitur Concha” e, con il beneficio del dubbio, le aggiunte fatte dal Pratilli in secondo tempo.
Ho localizzato la zona tenendo ben presente la topografia del luogo comparandola con la topografia antica della Carta del Magini del 1630 .


Figura 2 (Stralcio della Carta del Magini del 1630)

I toponimi sono tuttora ben conservati. Il “ monte” dunque potrebbe essere Friello per via della sua caratteristica geomorfologica, “ piano” è utilizzato come aggettivo e non come nome proprio perché nella frase non sembrano esserci verbi sottintesi; si accorda inoltre, nel caso ablativo ed indica moto da luogo.

E’ anche attendibile l’ipotesi della derivazione del toponimo Pianoli, come anticamente riportato nelle carte e nei testi (tesi peraltro accreditata dalle ricerche e studi fatti dal parroco De Sano nel lontano 1974 ).
A nord ovest è tuttora riportata l’indicazione di una località denominata “Fontana di Teano”,che sicuramente fa riferimento al summenzionato territorio theanensis .
Nella zona a sud est del cratere vulcanico di Friello scorre il rivum che può essere identificato con il Fosso Publìco e che va fino alla Taverna di Conca per confluire nel fiume Volturno.
Assai rilevante, inoltre, è il toponimo “Saraceni” che identifica una serie di poderi che si trovano di fronte ai ruderi localizzati nel podere Di Salvo.
Troppe coincidenze che non possono essere sottovalutate.


Descrizione del sito archeologico


Figura 3 Ingresso alla cisterna Figura 4 Interno della cisterna Figura 5 Parte del muro perimetrale


Castel Pilano , appare come un fortilizio antico, un castrum, appunto

Il castrum ha origini romane, sta a significare non solo un recinto fortificato dove alloggiare soldati, popolazione e bestiame in caso di attacchi nemici, ma è anche punto di osservazione di movimenti di truppe, di merci, di scambi.
Nello specifico, il Castrum Pilanum è posizionato a circa 500 metri dalla via Casilina, una via consolare ( trattasi della ex Via Latina ) che fa, ma soprattutto faceva, da collegamento tra Roma – Cassino – Capua: un ottimo posto di osservazione, quindi...


Castrum Pilanum risulterebbe essere stato un ottimo avamposto a protezione del territorio retrostante che afferiva a Conca, al suo castello, ai suoi abitanti...

Castrum Pilanum era, inoltre, vicinissimo al crocevia Rufrae (sulla via Casilina) – Porto di Mola sul Garigliano: ottimo posto di scambio di merci per i Romani, i Saraceni, i Benedettini di Montecassino.
Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto per allocare un figlio oblato a San Benedetto di Montecassino qual è stato "il nostro" da suo padre Adelgario?

Erchemperto è infatti stato "donato" alla Chiesa così come avveniva frequentemente nel medioevo allorquando in una famiglia vi erano più figli maschi in linea di successione dei beni. Dunque sempre come consuetudine del tempo, il nostro era stato "dotato" di beni.

Verosimilmente Castrum Pilanum è stato la sua dote. Al capitolo 44 dell'Hystoriola, Erchemperto "ci" racconta, inferocito, come è avvenuta la depauperazione dei suoi beni "a pueritia acquisitis", cioè avuti fin da piccolo. Appare colà evidente che la sua reazione, diciamo così, irruenta, alla perdita dei suoi beni e i successivi tentativi di riottenerli sono quelli di un normale "cittadino" che si vede leso nei suoi elementari diritti quando gli viene tolta la potestà sulla sua civile abitazione!.

Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto dove alloggiare un benedettino di Montecassino extra claustra? Angelario, abate del cenobio, lo vede come uomo di fiducia, lo nomina nunzio presso la Chiesa di Roma: perchè dunque non privilegiarlo assegnandogli la "cella"?

Castrum Pilanum potrebbe essere stata la "sua" cella.
La cella, nella prima accezione del termine, è un luogo di eremitaggio e di contemplazione che è stato poi frequentemente assegnato ai religiosi che hanno preso i voti, e, volendo sostenere pienamente la tesi di Pacaut5 sono d’accordo a proposito del Nostro che “ l’eremitismo sia reputato un modello ascetico ideale, ma la sua attuazione non è alla portata dei più”. È però alla portata di “un indigeno “che abitava già quei luoghi da piccolo .
E’ proprio partendo da questa asserzione che Erchemperto è stato sui generis.
E parlo anche di “distinzione” perché il castrum era di sua proprietà, di Erchemperto, intendo.
E’ giusto il caso di chiarire che il modello “Toubertiano” delle curtes, in questo periodo storico non ha ancora visto la sua espansione, di conseguenza la cella data ad Erchemperto sta ad indicare un’assegnazione per così dire “ad personam”
Infine, con molta probabilità, Castrum Pilanum fu identificato come l' "ecclesia Sancti Johannis de Conca Loco Pilano" ossia una delle chiese date in oblazione a Montecassino tra il 1058 e il 1071. Questo fenomeno studiato dallo storico Galasso vede la trasformazione di taluni insediamenti fortificati in pievi fortificate, divenute poi vere e proprie parrocchie.
5 M. Pacaut Monaci e religiosi nel medioevo. Edizioni IL MULINO 1980 pag. 42

La seconda ipotesi


Figura 6 (Stralcio della Carta del De Guevara del 1635)


La mia seconda ipotesi di percorso vede Castrum Pilanum ubicato sulla pianura de La Valle, prospiciente il fiume Publìco così come si potrebbe evincere da una cartina topografica elaborata nel 1635 dalla Diocesi di Teano ( detta del De Guevara ) e molto diffusa dalle nostre parti.

Se viene esaminato dal punto di vista strategico, il posizionamento del Castrum in questo luogo avrebbe avuto un senso come avamposto del Castrum Conchae solo rispetto alla possibilità di attacchi nemici provenienti da Sipicciano – Vezzara, ovvero dalla gola del Rio Pecce, che fa da spartiacque tra i paesi di Vezzara e Galluccio.

L'ipotesi è percorribile solo tenuto conto che i Saraceni si addentrarono nelle zone montane senza eccessivi problemi, ma nell'881, quando Castrum Pilanum fu distrutto, essi venivano dalla via Casilina, come ci racconta Erchemperto, insieme con i Napoletani...

Se ne deduce che forse sarebbe stato più utile che fosse stato costruito sul versante opposto, ovvero in località Via Chiana, come torre di avvistamento o similare.


La terza ipotesi

La terza ipotesi “ vede” Castrum Pilanum posizionato sulla dorsale est della cosiddetta “ Montagna di Conca “.
Se si presta attenzione alle cartine geografiche si può riconoscere in Pidiani ( da Pidiani a Pilani il passo è breve!) un toponimo utile alla nostra causa di riconoscimento dell’eventuale sito.
Anche questo luogo è situato ai piedi di un monte, in zona pianeggiante per un tratto e poi scoscesa fino ad estendersi verso un rivo, quello delle “Settefontane” che scorre verso oriente, verso Potete, la Starza, fino a confluire a sua volta nel Volturno.
Dal momento che l’avvio delle nostre indagini parte dalla localizzazione di un castrum, è verosimile la sua potenziale passata esistenza: è molto vicino a Conca, è sistemato “ab oriente “ rispetto al Castrum Conchae, si spiegherebbe dunque la sua natura difensiva.

Non pare, purtroppo, che si ricordino in loco, ruderi antichi.

E’ pur vero che questi terreni sono stati luoghi di battaglie e di razzie nel corso dei secoli e tutti i materiali recuperabili ( mattoni, travature ed altro) sono stati riutilizzati in nuove costruzioni.
Potrebbe essere accaduta la medesima cosa ai ruderi “ arcis castri Pilani “, se il Pratilli ha conservato un minimo di attendibilità quando si riferiva alla presenza di una rocca..
In sintesi posso così concludere la mia tesi mantenendo per buona ( fino a dotta e incontrovertibile confutazione da parte di chi riuscirà a dimostrarlo) la prima ipotesi formulata, e cioè:

1. Castrum Pilanum viene costruito in epoca romana come fortilizio.

2. Cessata la sua funzione originaria "càpita" tra i beni assegnati al padre di Erchemperto, che a sua volta lo favorisce dandoglielo in dote.
3. Essendo stato sede di eremitaggio, viene trasformato in chiesa e pieve.
4.Il primitivo Castrum assume il toponimo di "loco Pilani" finendo così in una sorta di dimenticatoio.

Mariavittoria Riccio

Tutti i diritti riservati
 ©Mariavittoria Riccio http://www.prolococoncadellacampania.it/

Nella foto in alto, l'autrice dottoressa Riccio, con in completo ciclamino

lunedì, luglio 24

A proposito dei miei post sulla Syria...di Danila Oppio


Un’amica mi scrive:

Ho dato un'occhiata poco fa a Versi in volo e mi sembrava più un'Agenzia di Viaggi...


Direi piuttosto che si tratta di un'agenzia di ricordi. Se non ci fosse stata la guerra intestina e anche stomachevole in Siria, che ha devastato ogni residuo di civiltà moderna, e ogni sito archeologico di importanza mondiale, non avrei toccato l'argomento e mi sarei tenuta i ricordi di viaggio solo nel cuore.
Versi in volo non tratta solo di poesia, o di prosa, ma anche di arte, in tutte le sue forme. Arte che in Siria era davvero notevole, e che ora è stata distrutta. Ho voluto salvarne almeno una parte, anche se solo in fotografia, aggiungendo piccole esperienze vissute personalmente. E ho desiderato salvare anche qualcosa della sua civiltà. La Siria si stava modernizzando, anche se vi erano ancora luoghi che, visitandoli, mi facevano tornare indietro di millenni. E non parlo dei reperti archeologici, ma anche di villaggi, dove la vita camminava lenta, con la tipica indolenza mediorientale.
Ecco perché il blog NON è un'agenzia di viaggi, non potrebbe neppure lontanamente somigliarle, per il semplice motivo che nessuno oserebbe partire per quella Nazione che è stata rasa al suolo. 
Ho profittato dei tempi morti dell'estate, del fatto che non ho più ricevuto testi da altre persone, da pubblicare, poiché forse sono già immerse nelle loro ferie estive, per occuparmi dei miei ricordi personali, su un argomento  di interesse mondiale. Chi non ha mai visitato la Siria, e ha notizia dai Media di come sia ora, non sa com'era allora. Ed era bellissima!

 L’appunto dell’amica mi ha fatto riflettere, e mi sono chiesta se anche altri visitatori di questo blog abbiano avuto lo stesso pensiero. Spero di aver chiarito. 
Continuerò a pubblicare, fino a che non avrò esaurito ogni ricordo sull'argomento. Aggiungo che non ho trattato solo di arte, ma anche di Storia.


Danila Oppio

sabato, luglio 22

SYRIA COM'ERA 8 - Damasco, la chiesa di S. Paolo e la casa di Anania

Girando per la capitale siriana, non si può ignorare la Cappella eretta a ricordo di S. Paolo. Tutti sanno che egli, dirigendosi "sulla strada di Damasco" cadde da cavallo, divenne cieco e ebbe la visione di Gesù. Decise così di recarsi presso Anania.
Le pocge notizie certe sulla vita di Anania sono desunte dal libro degli Atti, 9, 10-19; 12,12-16. In quest'ultimo luogo, che contiene il racconto di Paolo ai Giudei riguardo alla sua conversione, dice l'apostolo: "Un tale Anania, uomo pio
secondo la legge, cui rendevano testimonianza tutti gli Ebrei della città Damasco, venne a trovarmi e, standomi vicino, mi disse: "Saulo, fratello, guarda". Ed io subito guardai, Egli disse: "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto perché tu conoscessi la sua volontà e vedessi il Giusto ed udissi una parola dalla sua bocca, perché tu sarai teste dinanzi a tutti gli uomini, delle cose che hai visto e udito". Anania fu, dunque, quel giudeo che, essendo andato a trovare Paolo in casa di Giuda, nella "Strada Dritta", gli restituì la visa con l'imposizione delle mani e lo battezzò. Se pensiamo che la conversione di Saulo avvenne nel 34 o, al più tardi, nel 36, dobbiamo concludere che Anania si convertì al cristianesimo alla prima ora, e da tutto il racconto di Paolo si può rilevare che egli era un cospicuo personaggio della Chiesa di Damasco, anche se non fu proprio vescovo della città.
Non esistono prove, infatti, per affermare che già nel 34 gli apostoli avessero consacrato dei vescovi. Tuttavia, una tardiva tradizione bizantina, annoverando Anania tra i 70 discepoli, ce lo presenta come primo vescovo di Damasco, ed evangelizzatore di Eleutheropolis (ora Bet.Djibrin) nella Palestina meridionale, e ci dice che soffrì il martirio, essendo stato prima fustigato e poi lapidato il 10 ottobre del 70 per ordine di Licinio (o Luciano). Anche il Martirologio Romano attribuisce ad Anania lo stesso genere di martirio.
Diverse tradizioni affermano che Anania fu il giudeo che convertì Izate, fglio del re di Adiabene, Monobazo, o che fu un laico o un diacono /Ecumenio), o un sacerdote (S.Agostino):

La cappella si trova in una cripta di due stanze, situata circa quattro metri sotto l'attuale livello stradale, raggiungibile, scendendo una scala di ventitré gradini, dal cortile di una casa che la tradizione attribuisce a Anania, il martire cristiano che fece recuperare la vista a San Paolo, lo battezzò e lo aiutò a nascondersi e a lasciare Damasco, dopo che Paolo, con le sue prediche aveva attirato su di sé l'odio degli ebrei che ne avevano organizzato l'uccisione.
In effetti si tratta di un'abside di una basilica bizantina del V-VI secolo, citata più volte dalle fonti storiche arabe come al-Mussalabeh (della Santa Croce), portata alla luce dagli scavi effettuati dal conte, Eustache de Lorey. Ulteriori indagini hanno portato alla scoperta di un altare pagano del II secolo d.C., dedicato alla divinità semitica di Baalshamin (il signore del cielo), costruito, durante il regno di Adriano, al posto della casa di Anania, per allontanare i Cristiani che ne avevano fatto un luogo di pellegrinaggio.


La cappella si trova vicino alla porta della vecchia cinta muraria della città di Damasco, detta Bab Sharqi, non molto lontano da quella detta Bab Keisan, il luogo attraverso il quale, secondo la tradizione, San Paolo fuggì da Damasco, nascosto in una cesta e nottetempo, calato fuori della città da una finestra della porta stessa, sfuggendo così alla cattura.



Casa di San Anania a Damasco













 Cappella di S. Paolo a Damasco

La cappella di S, Paolo fu costruita, negli anni 1922 e 1923, durante il periodo di amministrazione francese, su progetto dell'allora direttore dell'istituto francesce d'Archeologia e Arte Musulmana, il conte Eustache de Lorey, all'interno dell'arco della porta della vecchia cinta muraria della città di Damasco, detta Bab Keisan.
La porta, che era stata fatta edificare da Nur-ar-Din, nella seconda metà del XII secolo, era il luogo attraverso il quale, secondo la tradizione, San Paolo fuggì da Damasco. Infatti Paolo dopo essersi convertito al Cristianesimo ed essere stato battezzato da San Anania, divenne un predicatore che attirò a sé l'odio degli ebrei che ne organizzarono l'uccisione. Allora, Paolo si ritirò in una casa presso le mura e, nascostosi in una cesta, nottetempo, si fece calare fuori della città da una finestra della porta detta Bab Keisan, sfuggendo alla cattura.
Secondo la tradizione popolare, la cesta in cui si trovava Paolo, era sorretta dall'arcangelo Gabriele.













Danila Oppio

venerdì, luglio 21

Recensione di LAURA VARGIU al romanzo ONEIRIKOS di Danila Oppio






La mia recensione al romanzo "Oneirikos" di Danila Oppio, L'ArgoLibro, 2017. Complimenti all'autrice!
“La vita sulla Terra ritornerà.”





Sullo sfondo di un mondo ormai devastato da una guerra atomica, un dialogo intenso, profondo e appassionato tra due entità che in un lontano passato erano state esseri umani e che, a seguito del disastro, avevano finito per disperdersi nel tempo e nello spazio prive di qualsiasi consistenza corporea.
“Adam non era un eremita, piuttosto qualcuno di ben diverso, dal quale desiderava ottenere una spiegazione, che accendesse almeno una lanterna, in quel buio totale in cui era sprofondata. […] Per tutto quel periodo, Eve viaggiò nell’etere come polvere cosmica. Non si capacitava del tempo che stava trascorrendo, non comprendeva in quale situazione si trovasse e chi lei fosse. Era consapevole di non possedere più un corpo, distrutto in seguito all’esplosione nucleare.”
I due protagonisti, Eve e Adam, interlocutori d’eccezione attraverso un fortuito collegamento telepatico, hanno nomi simbolici e, in un certo qual modo, impegnativi che sembrano auspicare la rinascita del pianeta. Il loro sarà un fitto scambio di idee, ricordi, emozioni, a dispetto di tanta apocalittica distruzione che li circonda.

Potrebbe apparire un romanzo “anomalo”, questo nuovo lavoro di Danila Oppio, nel senso che, a inizio lettura, il genere non risulta facilmente inquadrabile e c’è il rischio di restare un poco spiazzati. Man mano che si sviluppa il dialogo, tuttavia, si viene travolti (e coinvolti) dal flusso ininterrotto delle parole. Il lettore non si aspetti di trovare fra queste pagine una narrazione fatta di azione e repentini cambi di scena in cui Adam ed Eve si muovono; vi regna, semmai, una dimensione statica, quasi onirica, dove però ci s’imbatte in un susseguirsi incessante di pensieri e riflessioni che ripercorrono il percorso della vita passata di entrambi; ma non solo. È anche un testo che trasuda sconfinata cultura: arte, letteratura, filosofia, scienza, spiritualità… Ha scritto bene Salvo Figura, nella sua articolata prefazione, che l’autrice lo ha condotto“nell’Eden, poi in via Panisperna, nel deserto del Nevada, tra le macerie di Hiroshima, ma anche nell’Empireo, nei cieli di Dio e in quelli di Dante.” Altrettanto interessante la postfazione di Tommaso Mondelli, che pone l’accento sul “clima surreale” nel quale si svolge la vicenda e sulla fine del mondo purtroppo dietro l’angolo, vista la sconsideratezza da parte dell’uomo nella gestione delle risorse della Terra, ricchezze d’incommensurabile ma sempre incompreso valore.

Non è da tutti scrivere degli stessi argomenti e allo stesso modo, forse perché non tutti hanno la medesima sensibilità, umana e artistica, che emerge da questo scritto. Un libro che celebra l’amore per la vita e per la conoscenza nel suo significato più ampio, invitando alla speranza e alla ricerca di quel senso dell’esistenza, chissà perché, sempre così difficile da trovare. 

Un grato plauso a Danila per tutto questo. E un personalissimo grazie di cuore anche per tutto ciò che, come noi diciamo, casuale non è… Lei sa il perché.
Laura Vargiu