POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, luglio 31

Alla mia amica del cuore...lei sa chi è, anche se non ne scrivo il nome


E le due vecchiette malefiche se ne usciranno felici, a fare quattro passi in centro, guardando le vetrine dove espongono abiti adatti alle quindicenni, chiedendosi quale negozio si sia attrezzato in abbigliamento indicato per la loro età. E imprecando contro le scarpette col tacco vertiginoso, che ammiccano dalle vetrine, così poco adatte ai loro piedi dolenti. Quel che non cambierà, è il solito aperitivo che si destreggia per ogni età! 

Dani (alla sua amica del cuore)

ALCUNI SCATTI A LEGNANO

Legnano è una bella città. La piazza San Magno, centro storico dove si affaccia il Municipio(a sinistra Palazzo Malinverni)  e la Basilica omonima, da quando è stata ristrutturata è uno spettacolo dove è piacevole passeggiare.



Ieri, dopo un breve temporale, l'arcobaleno ha dipinto il cielo dei suoi colori.







domenica, luglio 30

ANGIE e DANI e i nostri cani BELLA e CHANCE, non dimenticando il BASILIKON appena nato




Chancey è così diverso dalla mia Bellona, in comune hanno solo il colore del pelo. ll tuo ha forse qualche chiazza bianca? perché la mia aveva la pancia e le zampe bianche con le macchie nere.
Tutto in tinta, come si conviene al cane di un pittore che l'ha ritratta molte e molte volte e come si conviene alla figlia di una Dalmata, perdutamente innamoratasi del cane nero e meticcio (ma da caccia) di un medico, e abbandonata dai suoi padroni  'di razza'  perché incinta.
Bella, a sei mesi pesava 10 chili (ed erano anche troppi per me che una volta me la dovetti sciroppare a piedi per chilometri perché aveva nevicato e le si gelavano i piedi). Nel pieno del suo vigore arrivò a 20, tutti di muscoli e di energia incredibile. E' sempre stata talmente vitale che a 13 anni tirava ancora al guinzaglio e per due volte mi tirò per terra, ma sempre per via di grossa neve o scivolosa pioggia...
Amo i cani e lo sai, anche se non li antepongo agli esseri umani che certo sono più complicati e hanno bisogno di molte più cure e di attenzioni e di tenere scusanti.
Amo i cani ma anche loro sono talvolta insopportabili con la loro costante presenza e quel loro chiedere-non chiedere silenzioso e umido come il loro naso.


Amo i cani e dunque mi chiedevo di Chancey e non ne sapevo nulla. Spontaneo che ti abbia scritto appena ne hai riparlato. Sai che son la donna della sincerità sincera.
Guardar negli occhi il proprio cane sembra ti comunichi un sacco di cose, in realtà ti aiuta solo a svelarle a te stessa e sei tu che le comunichi a lui, ecco perchè il nostro cane ci ama.
Amo i cani, ma i cani non scrivono email e leggo volentieri le tue perchè ti amo, non me lo sono mai nascosto e non te l'ho nascosto, ma sappiamo entrambe che i nostri caratteri sono antitetici.
E allora prendiamoci queste email venute dal cuore e da un sereno sentire, senza cercare una continuità senza senso come l'immortalità.
Da ultimo, appunto perchè non legge e non scrive (non ancora, non si sa mai, dopo i dieci anni Bella cercava di articolare parola e era molto seccata di non riuscirci dato l'impegno che ci metteva, ma purtroppo le mancavano fisicamente gli strumenti in gola) vorrei tu comunicassi a Chancey i sensi della mia amicizia e della mia solidarietà riguardo la sua mole che incalza e lo stanca.
Fra un po' vado dal mio basilico per la doccetta serale e prima li accarezzo (i vasi sono 2) spostandogli i riccioli verdi e profumati. Oggi è piovuto un poco, ma troppo poco. E ho detto ai miei ragazzini "Questo è il vostro primo temporale. Ma io sono qui in cucina vicino a voi".
Ecco, il basilico è adatto alla mia età.
Ciao, Dani.
Angie

( email del 25 giugno 2017, ore 19:34 )  

Il cellulare mi sarebbe servito molti e molti anni fa quando ero sempre in trasferta chissà dove.
Quando viaggiavo per ore con la mia Cinquecento e la cagnona Bella al seguito, attraversando strade di campagna prive di esseri umani.
Mi abituai a arrangiarmi, avendo una macchina molto vecchia (immatricolata a Torino nel 1962) ma molto brava e un cane molto giovane e molto vivace.
Una volta, con la neve, mi si bucò una gomma su un tratto di strada senza case, sopraelevato e senza spazio per fermarsi giù di strada semplicemente perché lo spazio non c'era, c'era solo il fosso, tra Dosso e Castel San Pietro. Compresa la gravità del danno e sapendo esattamente quanto mancava al paese successivo (son sempre stata un buon navigatore) dove conoscevo un meccanico, proseguii con circospezione, stracciando la gomma per i chilometri mancanti all'ingresso del paese. Poi lasciai la macchina in un parcheggio, misi il guinzaglio a Bella e via in mezzo alla neve ghiacciata fino a trovare il calore dell'officina meccanica. Bella se la spassò, stirandomi le braccia di qua e di là: un posto nuovo, odori nuovi, profumo di neve! Adesso non era più un cucciolo, aveva un anno e mezzo, una cagnona piena di energia coi piedi caldi perché non faceva che correre e alla fin fine teneva calda anche me.

Adesso che l'ho rivissuto penso di esser stata come un capitano dell'esercito che deve prendere una decisione immediata. Non sopporto di andare a strascico del destino.
Avrei potuto fermare la macchina sulla strada e prima o poi, ma chissà quando sarebbe stato quel poi col freddo e la neve, e aspettare su quella strada ventosa e fuori dal mondo.
Ho preferito affidarmi al mio istinto e alla mia Cinquecento dal cuore grande e stracciare la ruota piano piano.

 (e-mail del 24 luglio 2017 ore 20:13)



Quel lunedì mattina stavo andando a Vignola per poi lasciare Bella nella mansarda in centro storico dove vivevo in Via Bonesi al numero 4, mi sembra, e andare al lavoro in quel di Settecani.
Non avevo problemi di orario, visto che uscivo dalla ITALTRACTOR anche alle 10 di sera.
Il meccanico mi disse che la gomma era tutta stracciata e io gli dissi che lo sapevo bene visto che ci avevo fatto almeno 10 chilometri su per buoni motivi.
Tornammo all'officina con la piccola cinquina e scoprii che Bella, che avevo lasciato lì in custodia, si era conquistata degli ammiratori. In particolare un cacciatore che voleva comprarmela per addestrarla.
<< E' da piuma, si vede. E' svelta e ha l'occhio svelto >>
" Ma certo che è da piuma " risposi al cacciatore " poco tempo fa avrebbe preso un colombo, anche se io la tenevo al guinzaglio. Gli è saltata addosso e il colombo non si era accorto di niente"
Il cacciatore voleva convincermi e mi faceva pensare al destino di Bella, che me mi vedeva sempre poco, che prati per corse sconfinate non li avrebbe visti mai stando con me...
Il cacciatore mi offrì un bel po' di soldi, ma proprio un bel po'. Proprio tanti.
Guardai la mia piccolina che avevo preso sul mio braccio sinistro a solo un mese di vita e dissi al cacciatore:
" Facciamo così. Io lavoro qui vicino. Lei può tenerla per addestrarla e per la stagione della caccia e poi me la ridà per il resto dell'anno. Non cedo Bella. Non voglio nulla. Ma mi piacerebbe che questo cane incrociato fra bracchi e spinoni vivesse la vita per cui è nato. Cosa che non può fare con me "
Il cacciatore disse che spesso i bravi cani da caccia vengono adescati e rubati. Dunque rifiutò  di averla in responsabile prestito.
E ripartimmo a pieno carico per Vignola.
Bella aveva allora circa 1 anno e 6 mesi. Avrebbe vissuto ancora molto a lungo e gli ultimi anni li trascorremmo il più possibile insieme. Se ne andò il 10 luglio del 2001, a 17 anni 9 mesi e 10 giorni. 

(Email  del 25 luglio ’17)

Un'avventura pericolosa, ma che Angela ha saputo affrontare con molto coraggio, per amore di Bella.

sabato, luglio 29

Un giorno ammetteranno...di Silvia Pegah Scaglione

Ripropongo questa bella poesia, di una bellissima donna, attrice, poetessa e altro ancora. 



Un giorno ammetteranno di avermi ingannata
Confesseranno
grideranno ad alta voce di aver inventato la volontà per schernirsi di me. 
Era un gioco, diranno,
Uno scherzo andato troppo oltre, una boutade per passare il tempo. 
E la colpa che mi bussò al petto a chi fece da svago? 
Le risposte puntute mi fissano 
spalancando putride bocche bavose 
ed è tempo delle punizioni, 
sempre
tempo dei rammarichi,
ancora
tempo di nostalgie e di meccanici ‘tornassi indietro 
Sì, vivrei!’ 
Tempo di occhi rivolti in eterno dentro le orbite
girandolfritti
andati in fumo
e il fumo chiamare visione? 
ma il fumo è fumo e quel che rimane 
non è che un lenzuolo bruciato che chiamai vita,
buttato lì,
in attesa di putrefarsi, 
finalmente,
ma senza ansia, 
ecco vagamente, vanamente.
Vuote le parole, vuote le orbite, vuoto il mio grembo, 
vuota l’immaginazione e il cuore mio
Come bavosa crosta glissa tra i giorni, così vuoti di me.

Silvia Pegah Scaglione

SYRIA COM'ERA 10 - La Moschea degli Omayyadi




La Grande Moschea degli Omayyadi (in araboجامع بني أمية الكبير‎, Ğāmi' Banī 'Umayya al-Kabīr), è il principale edificio di culto di Damasco, in Siria. Rappresenta un notevole esempio dell'architettura islamica.
Il luogo in cui sorge la moschea alla fine del III millennio a.C. era sopraelevato di circa 5 metri rispetto al territorio circostante; lì gli Amorrei eressero un tempio dedicato al dio semitico della tempesta, Hadad, che in epoca greca divenne Zeus e in epoca romana Giove.
I Romani modificarono il tempio originale, nel I secolo d.C. e ancora durante la dinastia dei Severi, tanto che il tempio divenne il più grande della Siria.
Con l'imperatore Teodosio, alla fine del IV secolo, a seguito del divieto imperiale di praticare culti diversi da quello cristiano, il tempio fu trasformato in una chiesa dedicata a san Giovanni Battista.
Nel 661, dopo la conquista araba, il califfo Mu'awiya ibn Abi Sufyan, all'interno del Temenos, terreno appartenente al Santuario del vecchio tempio pagano, fece erigere una muṣallā all'aperto, per cui per alcuni decenni, musulmani e cristiani celebrarono fianco a fianco i loro riti.
Nel 706 d.C. il califfo omayyade al-Walid I, riprendendo la politica del padre 'Abd al-Malik ibn Marwān che aveva eretto a Gerusalemme la cupola della Roccia, decise di dare vigore all'opera di monumentalizzazione della capitale Damasco.
Ordinò pertanto che si costruisse la grande moschea, ultimata nel 715, nel luogo dove era sempre stato il luogo di culto più importante della città, cioè inglobando la parte cristiana residua dell'originale chiesa dedicata a san Giovanni Battista, che era stata eretta da Teodosio sul tempio pagano del I secolo. Il califfo al-Walīd fece demolire tutti gli edifici esistenti all'interno del recinto sacro, risparmiando solo le tre torri-campanili, trasformate in minareti: il minareto di Gesù (ʿĪsā), quello di Qayt Bey (dal nome di un sultano mamelucco) e quello infine detto "della Sposa" (ʿarūsa), realizzò un edificio destinato a influenzare la successiva architettura religiosa islamica.
In merito le tradizioni non sono concordi: se ne esiste una favorevole all'islam che parla di acquisto a ottimo prezzo dell'area sacra che conservava la testa del cugino di Gesù, un'altra tradizione, meno favorevole, parla invece di pretestuoso sequestro della chiesa onde ampliare la muṣallā già esistente fin dall'epoca dell'ingresso dei musulmani a Damasco. Il riferimento riguarda le modalità di resa della capitale siriana all'epoca di Khālid ibn al-Walīd: secondo la più ricorrente tradizione islamica, la città si sarebbe arresa "a condizione", evitando un inutile spargimento di sangue fra la popolazione, lasciata a sé stessa dalla debole politica bizantina. Questo comportava, fra l'altro, il mantenimento all'elemento cristiano (del tutto preponderante a Damasco) di tutti i luoghi di culto e la libera espressione colà della loro fede.
Un'altra tradizione - verosimilmente plasmata per consentire l'azione di esproprio di al-Walīd I - parla invece di una mancanza di comunicazione fra gli Arabi che assediavano la città. Una parte di essi infatti avrebbero trattato coi suoi abitanti (di qui l'ipotesi che la resa fosse "a condizione", ovvero "pacificamente") mentre un'altra parte, inverosimilmente inconsapevole di quanto stava avvenendo, avrebbe preso vittoriosamente d'assalto la parte opposta delle mura di Damasco, prefigurando quindi la conquista manu militari che non comportava alcuna concessione ai vinti. Quest'ultima tradizione fu fatta valere sulla parte della città conquistata con le armi. Nel 1082 fu fatta restaurare da Abu Nasr Ahmad ibn Fadl.
Il muro perimetrale della moschea segue la recinzione del tempio romano (e della chiesa bizantina).
L'edificio fu completamente rivestito di marmi e mosaici in pasta vitrea con conchiglie e madreperle inserite sul fondo oro, di cui si occuparono maestranze bizantine che poi rimasero a Damasco per istruire artigiani locali.
Della superficie di oltre 4.000 m² - che rappresentarono la più imponente decorazione a mosaico mai realizzata - sopravvive oggi la sola facciata del luogo di preghiera (muṣallā) a causa della devastatrice azione di alcuni terremoti. La facciata è ricca di motivi fitomorfi, di elementi naturali e di raffigurazioni di fabbricati umani, in accordo col crescente sfavore espresso da una parte considerevole del mondo religioso islamico nei confronti delle proposizioni di immagini umane, alla luce di un versetto del Corano, in realtà tutt'altro che chiaro, che ebbe non poche né trascurabili eccezioni, specie nel campo delle miniature.
Una parte dei mosaici, con l'accentuarsi dell'avversione nei confronti delle immagini maturato nel mondo islamico, fu nascosta sotto uno strato di intonaco, e solo un'opera di restauro la riportò alla luce negli anni venti.
La facciata est richiama il fronte di un palazzo; sopra al portale vi sono mosaici attualmente asportati per il restauro.
Al centro del cortile si trova l'edicola delle abluzioni; nella zona est è la cosiddetta Cupola della Campana, eretta nel 780, mentre nella zona ovest si trova la Cupola del Tesoro costruita nel 789, si presenta rialzata da terra con base ottagonale. Sorretta da otto colonne romane, con capitello corinzio, è ancora rivestita dai preziosi mosaici bizantini. Venne eretta per ospitare il tesoro della moschea.
Sempre nel cortile, oltre le arcate, si trova il Mašhad al-Ḥusayn, luogo sacro degli sciiti, in quanto qui la tradizione islamica vuole che fosse stata la testa di al-Husayn - figlio di ʿAlī e nipote del profeta Maometto - mozzatagli dopo essere stato sconfitto e ucciso nella battaglia di Kerbela.
Al suo esterno si trova il Mausoleo di Saladino.





























Ancora sotto l'influsso della maledizione di Tutankhamen, e sofferenti per la gran calura, abbiamo preferito soffermarci presso un negozio di articoli di artigianato locale. Il negozio si affacciava sulla piazza della Moschea degli Omayyadi. Lì ci è stato offerto un rinfrescante shay-bi-na'na' ovvero tè alla menta, bollente come di consueto.  Le immagini qui sopra, le ho riprese dal web, mentre le seguenti sono miei scatti.
Per poter accedere alle moschee, noi cristiani avevamo l'obbligo di toglierci le scarpe e di indossare una cappa, lunga fino ai piedi,  come queste che potete osservare qui sotto. Si tratta della visita alla Moschea di Aleppo, in questa di Damasco non vi sono entrata.







Dalla finestra del negozio, si ammira la Piazza della Moschea




























Danila Oppio

SIRIA COM'ERA 9 - IL Caravanserraglio di Danila Oppio

A Damasco, “la perla d’Oriente” come la definì l’imperatore Giuliano, nella parte occidentale della città vecchia, sono visitabili gli antichi Khan (caravanserraglio): il khan As’ad Pasha (risalente al 1752) e il khan al-Gumruk (risalente al 1609). Essi sono i più antichi della città e, nonostante questo, i meglio conservati.

Il caravanserraglio (termine persiano che significa “carovana”), è un edificio che racchiude un cortile interno quadrato su cui si affacciano uno o due piani. Anticamente veniva utilizzato per la sosta delle carovane che attraversavano il deserto e il deposito delle merci da esse trasportate: per questo, era luogo di confusione e gran chiasso. Eppure a vedere questi due khan si resta a bocca aperta per la loro assoluta unicità e particolarità. L’As’ad Pasha (costruito vicino a Palazzo Azem dal governatore ottomano Assad Pasha) è un meraviglioso esempio di architettura capace di fondere il bianco carsico e il nero basaltico. 
Il Khan di Azim Pascià, in arabo خان أسعد باشا, Ḫān Asʿad Bāšā, è il più grande Caravanserraglio della città vecchia di Damasco, in Siria. Copre una superficie di ben 2.500 metri quadrati e rappresenta un notevole esempio dell'architettura ottomana in città

Venne costruito tra il 1751 e il 1752 da Azim Pascià, il governatore di Damasco.
L'edificio, a bande di calcare e basalto nero, si sviluppa su due piani attorno a un cortile centrale, secondo l'architettura tipica dei caravanserragli ottomani. Khan As'ad Pasha si accede dal Suq al-Buzuriyyah, attraverso un gateway monumentale,. L'ingresso, ornato da sculture in pietra e coperto da un muqarnas a semi-cupola, conduce al cortile a pianta quadrata dove al piano terra erano i fondaci e al secondo piano, gli alloggi per i viandanti con più di ottanta camere disposte lungo una galleria.
Il cortile centrale è coperto da cupole e diviso in nove moduli quadrati uguali. Ogni modulo è coperto con una cupola rialzata su un tamburo traforato da venti finestre. Una fontana in marmo ottagonale occupa il centro del cortile sotto la cupola centrale.
Tre delle cupole del cortile andarono distrutte dal terremoto del 1758. Sostituite con assi di legno, le cupole vennero rifatte durante il grande restauro del 1990. All'inizio del XX secolo, il Khan non venne più utilizzato a fini commerciali e cadde in disuso. Dopo il restauro del 1990 ospita il Museo di Storia Naturale di Damasco.
Damasco (in araboدمشق‎, Dimashq) è la capitale della Siria. Città storica, nata nello stesso periodo delle civiltà mesopotamiche, in origine la sua popolazione era costituita da genti di stirpe semitica orientale, successivamente note come Aramei. È considerata, al pari di Gerico, la più antica città del mondo fra quelle abitate in maniera continuativa perché secondo gli archeologi le prime testimonianze di abitazioni a Damasco risalirebbe ad 11.000 anni fa. La capitale di questo Stato potrebbe quindi essere la città più antica del mondo tuttora esistente. Con 1.949.000 abitanti (censimento del 2013) è la seconda città più popolata del Paese dopo Aleppo, mentre l'area metropolitana, con oltre 5.000.000 di abitanti, è la più popolata della Siria.
Città bizantina fino alla conquista araba, attuata dall'esercito musulmano guidato da Khālid b. al-Walīd, da Abū ʿUbayda b. al-JarrāḥYazīd b. Abī SufyānShuraḥbīl b. Ḥasana e da ʿAmr ibn al-ʿĀṣ. Damasco si arrese per accordo, conservando così la libertà di culto e i titoli di proprietà dei suoi abitanti (anche se all'epoca del califfo omayyade al-Walīd I b. ʿAbd al-Malik si disse che una parte della città, inconsapevole delle trattative era stata conquistata manu militari, legittimando le autorità musulmane ad espropriare del tutto l'area sacra su cui sorgeva la cattedrale di San Giovanni Battista, trasformata nella Moschea degli Omayyadi).
Damasco fu dal 661 al 750 la capitale del califfato omayyade e fu solo con la vittoria degli Abbasidi che la sede califfale fu spostata a Baghdād. Declinò politicamente per tutto il periodo abbaside, per riacquistare importanza nel periodo ayyubide e mamelucco. In età ottomana decadde del tutto, trasformandosi in una cittadina di nessuna rilevanza economica, pur mantenendo un certo prestigio culturale.
Damasco è stata eletta capitale araba della cultura per il 2008.
Notizie liberamente prese dal web e da Wikipedia.
Quel giorno era di un caldo torrido, la sete si faceva sentire, come se ci trovassimo nel deserto. Non c'era modo di dissetarci. Le nostre bottiglie di acqua minerale erano rimaste dentro il frigorifero del pullman, che si era allontanato per trovare un parcheggio. Sono uscita in strada, e ho trovato l baracchino di un ambulante, che vendeva more di gelso, refrigerate da cubetti di ghiaccio, e serviete in bicchieri di carta. Ne ho acquistati tre. Non l'avessi mai fatto! Lo stesso giorno, siamo stati colti dalla maledizione di Tutankhamen. anche altri avevano seguito il mio (maledettissimo) esempio. Il ghiaccio era prodotto da acqua del rubinetto, colma di batteri.
Alcune foto da me riprese.










Azem Palace

martedì, luglio 25

Un sentito GRAZIE alla dott. Mariavittoria Riccio


Ringrazio dal profondo del cuore l'amica dottoressa Mariavittoria Riccio, per aver accettato di affiancarmi nel mio cammino d'autrice, e per aver gentilmente scelto di pubblicare su Fb la copertina del mio nuovo romanzo Oneirikos con la dedica autografa. 

Danila Oppio


LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI DI CASTRUM PILANUM di Mariavittoria Riccio
















LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI 
DI CASTRUM PILANUM
(ALLO STATO DELLE ATTUALI CONOSCENZE)
Autore: Dott.ssa Mariavittoria Riccio
In collaborazione con:
http://www.prolococoncadellacampania.it/

Questo ebook gratuito è liberamente dispensabile, puoi proporlo sul tuo sito permettendone anche il download ai tuoi visitatori direttamente dal tuo server.
L'unica condizione è che non modifichi i contenuti e le immagini presenti in questo file, e che citi la fonte ogni qualvolta utilizzi o pubblichi i contenuti testuali e video presenti in questo ebook.


www.prolococoncadellacampania.it/Download/castel-pilano.pdf


LE POSSIBILI LOCALIZZAZIONI DI CASTRUM PILANUM
(ALLO STATO DELLE ATTUALI CONOSCENZE)

L’ attenzione profusa agli studi esposti l’estate scorsa su questo stesso tema dall’Amministrazione Comunale di Conca della Campania insieme con il prezioso ed insostituibile supporto della Proloco e dell’Associazione “Erchemperto” di Teano, hanno dato vita al convegno odierno (31 gennaio 2008, n.d.r.) che rende finalmente giustizia ad un uomo illustre, figlio di questi incantevoli posti: Erchemperto .
Di questo avvenimento sono personalmente grata a tutti.
Siamo infatti qui per riconfermare ad Erchemperto la dignità che è dovuta non solo alla sua persona, ma al suo ruolo nella storia , ma soprattutto alla storia di questi luoghi.
La storiografia settoriale sembra, a mio parete, aver ridotto ad icona la sua figura e, come tale, avendolo fatto assurgere agli onori degli altari, ha fermato il tempo degli studi e le ricerche su di lui a circa trenta anni addietro.
Non vi sono, infatti, novità di rilievo negli ambienti colti che lo riguardano, fatta eccezione per il saggio pubblicato da Paolo Chiesa1 che, confermando la quasi totalità dei giudizi sul nostro benedettino casinensis, riesce comunque a rivalutarne la figura dal punto di vista morfosintattico a riguardo della prosa utilizzata nella stesura del testo della Historia Langobardorum Beneventanorum degentium .
La sua figura esce da tutti gli schemi del tempo e del luogo in cui ha vissuto, è un fuoriclasse che dà i numeri ai cantori che l'anno preceduto e che gli sono succeduti nel suo genere letterario e non certo per il suo stile rozzo e sgrammaticato, ma per la sua "verve", la sua enorme carica umana e vitale, i suoi contenuti. Non dimentichiamo qui che ha cantato di Benevento come la"Ticini geminum", la gemella di Pavia nonostante gli tocchi “il compito doloroso di narrare la rovina dei Beneventani”
Le sue origini longobarde, delle quali si è sempre vantato nella sua "Hystoriola", così come il suo rammarico e la sua costernazione per l'estinzione della gens longobarda in terra minore, traspaiono a chiare lettere dal suo scritto. Erchemperto non ha mai rinnegato i suoi natali.

Come già detto nel mio precedente scritto, ancora brancoliamo nel buio per quanto riguarda l'esatta ubicazione del Castrum Pilanum in cui ha sicuramente vissuto per lungo tempo il nostro concittadino .

Gli ottimi studi fatti dal compianto Lorenzo De Felice4 e l'ordinata e preziosa catalogazione dei testi che ha fatto, a riguardo, nel 2004 Adolfo Panarello (solo per citarne alcuni) hanno dato ragione al professor Richard Hodges della East Anglia University, che ha definito Castrum Pilanum "lost" cioè sito del quale si sono perse le tracce.
  1. 1  P.CHIESA, La trasmissione dei testi latini del medioevo. Firenze 2004, Edizione del Galluzzo, pag 96
  2. 2  U. WESTERBERGH, A beneventan poet and partisan, Edizione Almqvist & Wiksell 1957, pag 11
  3. 3  G. FALCO, Lineamenti di storia cassinese nei secoli VIII e IX, Edizione pag 268
  4. 4  L. De FELICE , Erchemperto e Castel Pilano .Edizione Laurenziana. Napoli 1974
http://www.prolococoncadellacampania.it/

IPOTESI DI INDIVIDUAZIONE DEL SITO ARCHEOLOGICO

La prima ipotesi



Figura 1 Località Pisciariello vista dal satellite

La mia prima ipotesi di percorso, suffragata dai toponimi e da rilevazioni di carattere strategico- militare, mi porta a supporre che il castrum sia riconducibile ai ruderi ancora esistenti e ben visibili in località Pisciariello di Conca nella proprietà Di Salvo.
La ricognizione tecnica, effettuata sui ruderi, dà modo di pensare ad una struttura quadrata o rettangolare, con dimensione di 10 / 15 m per lato circa, possente. I muri sono privi di contrafforte, ma appaiono ben radicati nel terreno. A sud-est di essa è ancora conservata nella sua originale integrità una cisterna per la riserva delle acque piovane di notevole capacità volumetrica. Una porta, in pietra del luogo, sicuramente posteriore al fabbricato, consente l'accesso alla cisterna.

Sono visibili e ben conservate delle pseudo-finestrelle non scavate nel muro, bensì appositamente costruite.


Per risalire con certezza all'epoca della costruzione bisogna porre i essere indagini serie e di rigore scientifico, effettuare scavi e rilevazioni che porterebbero sia alla datazione relativa che a quella assoluta del rudere.

Lo storico tuttavia, oltre a servirsi di questi preziosissimi mezzi tecnici, per sua fortuna, attinge alle fonti scritte.

Lascio quindi a chi vorrà occuparsene, il compito di effettuare gli scavi e le onerose rilevazioni che, sicuramente, porteranno a risultati interessanti.

Le fonti, dalle quali sono state desunte le notizie sul Castrum, sono note perchè già pubblicate da De Felice con rimando al Pratilli, Gattola e tanti altri storici più o meno famosi che però hanno studiato gli stessi testi: il Chronicon Vulturnense, Chronica sacri monasterii casinensis di Leone Ostiense, i Registri della Cancelleria Angioina.
Il passo a cui faccio precipuamente riferimento è quello citato da Angelo della Noce nelle note del Chronica sacri monasterii casinensis di Leone Ostiense pubblicata a Lione nel 1668 “ Castrum Pilanum intra fines Comitatus Theanensis in agro castri, quod dicitur Concha” e, con il beneficio del dubbio, le aggiunte fatte dal Pratilli in secondo tempo.
Ho localizzato la zona tenendo ben presente la topografia del luogo comparandola con la topografia antica della Carta del Magini del 1630 .


Figura 2 (Stralcio della Carta del Magini del 1630)

I toponimi sono tuttora ben conservati. Il “ monte” dunque potrebbe essere Friello per via della sua caratteristica geomorfologica, “ piano” è utilizzato come aggettivo e non come nome proprio perché nella frase non sembrano esserci verbi sottintesi; si accorda inoltre, nel caso ablativo ed indica moto da luogo.

E’ anche attendibile l’ipotesi della derivazione del toponimo Pianoli, come anticamente riportato nelle carte e nei testi (tesi peraltro accreditata dalle ricerche e studi fatti dal parroco De Sano nel lontano 1974 ).
A nord ovest è tuttora riportata l’indicazione di una località denominata “Fontana di Teano”,che sicuramente fa riferimento al summenzionato territorio theanensis .
Nella zona a sud est del cratere vulcanico di Friello scorre il rivum che può essere identificato con il Fosso Publìco e che va fino alla Taverna di Conca per confluire nel fiume Volturno.
Assai rilevante, inoltre, è il toponimo “Saraceni” che identifica una serie di poderi che si trovano di fronte ai ruderi localizzati nel podere Di Salvo.
Troppe coincidenze che non possono essere sottovalutate.


Descrizione del sito archeologico


Figura 3 Ingresso alla cisterna Figura 4 Interno della cisterna Figura 5 Parte del muro perimetrale


Castel Pilano , appare come un fortilizio antico, un castrum, appunto

Il castrum ha origini romane, sta a significare non solo un recinto fortificato dove alloggiare soldati, popolazione e bestiame in caso di attacchi nemici, ma è anche punto di osservazione di movimenti di truppe, di merci, di scambi.
Nello specifico, il Castrum Pilanum è posizionato a circa 500 metri dalla via Casilina, una via consolare ( trattasi della ex Via Latina ) che fa, ma soprattutto faceva, da collegamento tra Roma – Cassino – Capua: un ottimo posto di osservazione, quindi...


Castrum Pilanum risulterebbe essere stato un ottimo avamposto a protezione del territorio retrostante che afferiva a Conca, al suo castello, ai suoi abitanti...

Castrum Pilanum era, inoltre, vicinissimo al crocevia Rufrae (sulla via Casilina) – Porto di Mola sul Garigliano: ottimo posto di scambio di merci per i Romani, i Saraceni, i Benedettini di Montecassino.
Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto per allocare un figlio oblato a San Benedetto di Montecassino qual è stato "il nostro" da suo padre Adelgario?

Erchemperto è infatti stato "donato" alla Chiesa così come avveniva frequentemente nel medioevo allorquando in una famiglia vi erano più figli maschi in linea di successione dei beni. Dunque sempre come consuetudine del tempo, il nostro era stato "dotato" di beni.

Verosimilmente Castrum Pilanum è stato la sua dote. Al capitolo 44 dell'Hystoriola, Erchemperto "ci" racconta, inferocito, come è avvenuta la depauperazione dei suoi beni "a pueritia acquisitis", cioè avuti fin da piccolo. Appare colà evidente che la sua reazione, diciamo così, irruenta, alla perdita dei suoi beni e i successivi tentativi di riottenerli sono quelli di un normale "cittadino" che si vede leso nei suoi elementari diritti quando gli viene tolta la potestà sulla sua civile abitazione!.

Castrum Pilanum: quale luogo fisico più adatto dove alloggiare un benedettino di Montecassino extra claustra? Angelario, abate del cenobio, lo vede come uomo di fiducia, lo nomina nunzio presso la Chiesa di Roma: perchè dunque non privilegiarlo assegnandogli la "cella"?

Castrum Pilanum potrebbe essere stata la "sua" cella.
La cella, nella prima accezione del termine, è un luogo di eremitaggio e di contemplazione che è stato poi frequentemente assegnato ai religiosi che hanno preso i voti, e, volendo sostenere pienamente la tesi di Pacaut5 sono d’accordo a proposito del Nostro che “ l’eremitismo sia reputato un modello ascetico ideale, ma la sua attuazione non è alla portata dei più”. È però alla portata di “un indigeno “che abitava già quei luoghi da piccolo .
E’ proprio partendo da questa asserzione che Erchemperto è stato sui generis.
E parlo anche di “distinzione” perché il castrum era di sua proprietà, di Erchemperto, intendo.
E’ giusto il caso di chiarire che il modello “Toubertiano” delle curtes, in questo periodo storico non ha ancora visto la sua espansione, di conseguenza la cella data ad Erchemperto sta ad indicare un’assegnazione per così dire “ad personam”
Infine, con molta probabilità, Castrum Pilanum fu identificato come l' "ecclesia Sancti Johannis de Conca Loco Pilano" ossia una delle chiese date in oblazione a Montecassino tra il 1058 e il 1071. Questo fenomeno studiato dallo storico Galasso vede la trasformazione di taluni insediamenti fortificati in pievi fortificate, divenute poi vere e proprie parrocchie.
5 M. Pacaut Monaci e religiosi nel medioevo. Edizioni IL MULINO 1980 pag. 42

La seconda ipotesi


Figura 6 (Stralcio della Carta del De Guevara del 1635)


La mia seconda ipotesi di percorso vede Castrum Pilanum ubicato sulla pianura de La Valle, prospiciente il fiume Publìco così come si potrebbe evincere da una cartina topografica elaborata nel 1635 dalla Diocesi di Teano ( detta del De Guevara ) e molto diffusa dalle nostre parti.

Se viene esaminato dal punto di vista strategico, il posizionamento del Castrum in questo luogo avrebbe avuto un senso come avamposto del Castrum Conchae solo rispetto alla possibilità di attacchi nemici provenienti da Sipicciano – Vezzara, ovvero dalla gola del Rio Pecce, che fa da spartiacque tra i paesi di Vezzara e Galluccio.

L'ipotesi è percorribile solo tenuto conto che i Saraceni si addentrarono nelle zone montane senza eccessivi problemi, ma nell'881, quando Castrum Pilanum fu distrutto, essi venivano dalla via Casilina, come ci racconta Erchemperto, insieme con i Napoletani...

Se ne deduce che forse sarebbe stato più utile che fosse stato costruito sul versante opposto, ovvero in località Via Chiana, come torre di avvistamento o similare.


La terza ipotesi

La terza ipotesi “ vede” Castrum Pilanum posizionato sulla dorsale est della cosiddetta “ Montagna di Conca “.
Se si presta attenzione alle cartine geografiche si può riconoscere in Pidiani ( da Pidiani a Pilani il passo è breve!) un toponimo utile alla nostra causa di riconoscimento dell’eventuale sito.
Anche questo luogo è situato ai piedi di un monte, in zona pianeggiante per un tratto e poi scoscesa fino ad estendersi verso un rivo, quello delle “Settefontane” che scorre verso oriente, verso Potete, la Starza, fino a confluire a sua volta nel Volturno.
Dal momento che l’avvio delle nostre indagini parte dalla localizzazione di un castrum, è verosimile la sua potenziale passata esistenza: è molto vicino a Conca, è sistemato “ab oriente “ rispetto al Castrum Conchae, si spiegherebbe dunque la sua natura difensiva.

Non pare, purtroppo, che si ricordino in loco, ruderi antichi.

E’ pur vero che questi terreni sono stati luoghi di battaglie e di razzie nel corso dei secoli e tutti i materiali recuperabili ( mattoni, travature ed altro) sono stati riutilizzati in nuove costruzioni.
Potrebbe essere accaduta la medesima cosa ai ruderi “ arcis castri Pilani “, se il Pratilli ha conservato un minimo di attendibilità quando si riferiva alla presenza di una rocca..
In sintesi posso così concludere la mia tesi mantenendo per buona ( fino a dotta e incontrovertibile confutazione da parte di chi riuscirà a dimostrarlo) la prima ipotesi formulata, e cioè:

1. Castrum Pilanum viene costruito in epoca romana come fortilizio.

2. Cessata la sua funzione originaria "càpita" tra i beni assegnati al padre di Erchemperto, che a sua volta lo favorisce dandoglielo in dote.
3. Essendo stato sede di eremitaggio, viene trasformato in chiesa e pieve.
4.Il primitivo Castrum assume il toponimo di "loco Pilani" finendo così in una sorta di dimenticatoio.

Mariavittoria Riccio

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Nella foto in alto, l'autrice dottoressa Riccio, con in completo ciclamino