POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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sabato, maggio 20

NON S'USANO PIU'...


   Jaques Luis David - Monsieur Seriziat 


Ho letto con viva attenzione, caro Silvio, il tuo racconto evocativo del tempo infantile. L'unica parola che ho compreso, senza avvalermi della traduzione sotto riportata, è "spaaragnola" che nel dialetto veneto, conosciuto da piccola, era chiamata "sparisina" e quindi con la radice simile a quella del tuo dialetto.
I dialetti vanno mantenuti vivi, ma anche loro subiscono modifiche durante lo scorrere del tempo, e certe parole che per esempio pronunciavano i miei nonni, ora non si usano più. 

El me missier in alcune parti del Veneto, significava "mio suocero", ma ora non lo usano più da oltre 70 anni. Se badiamo bene, missier è una storpiatura di monsieur dal chiaro significato di signore che, originariamente, il mio signore – monsignore, era un’espressione di doveroso ossequio diretto alle persone altolocate.  Questo per dire che il suocero era il signore della famiglia, dove la giovane sposa entrava dopo il matrimonio, e dove ancora era il patriarca a dettar legge.

La maleta era la valigia, esattamente come in lingua spagnola. Leggendo un libro in spagnolo, ho scoperto che molti vocaboli o verbi in quella lingua, sono simili al vecchio e dimenticato dialetto del mio paese d'origine. Sono parole che attualmente non si usano più: si discostano troppo dalla lingua italiana. 
Potrei andare avanti all'infinito. È molto bello "riesumare" antichi linguaggi,  che ci fanno rivivere la nostra infanzia.

Restando in argomento, sto leggendo il libro di Edoardo Lombardi Vallauri titolato PARLARE L'ITALIANO  (come usare meglio la nostra lingua) che tratta dell'uso a volte sconsiderato delle lingue straniere. Afferma che molti vocaboli inglesi o francesi sono entrati a far parte del nostro vocabolario, sia scritto che parlato. Altri vocaboli, prettamente tecnici e soprattutto informatici, è bene che siano in lingua inglese, in quanto universali. Altri invece, hanno il loro corrispettivo in lingua italiana, e non c'è motivo di utilizzarne un'altra. 
E' un argomento che prende anche me, non solo lei, Silvio, e sarebbe bene sviscerarlo, con qualche altro suo buon articolo.

Danila Oppio


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