POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, novembre 23

La limousine innamorata di La Dama del Nilo e il Cavaliere errante


La limousine innamorata

Il caso appariva strano, ma ora è ancora e veramente più strano. Sono entrato prima in garage e nella limousine poco dopo, ovvio no, si fa sempre cosi!? Ho inserito la chiave nel cruscotto, ho virato a destra, come al solito, niente.
Fredda come il ghiaccio.
Mi sono messo a pensare: io rifletto, e lei dorme. Chi è il matto? Certo che sono io. Esco. E dopo aver pensato, non troppo, ho capito. Stasera non vado, per non avere altro cui montare, nemmeno il cavallo di San Francesco. Non vado. E come faccio a dirle che sono a piedi? Così il fatto ha voluto che mi s’illuminasse il pensiero e farmi dire: per Bacco! Ma io ho le gambe! Cambio le scarpe e mi avvio e, di lì a poco, mi trovo allo stesso posto, dove fermavo la limousine. Sì, ma ora come faccio, se non ho la limousine per farmi riconoscere, per non averla portata nemmeno in miniatura? I fari non li ho, quindi non posso lampeggiare per avvisare che sono arrivato, non posso chiamare ad alta voce, ché potrei svegliare il vicinato.
Accendo una sigaretta, così che si veda almeno una lucina? Non ho i cerini e nemmeno le sigarette. Guardo nella solita direzione e vedo qualcuno che si avvicina. E’ buio, agito le mani e mi avvio per andare incontro.
Ah, è lei! Mi faccio più vicino, l’abbraccio e la stringo e la bacio e subito le dico:
- Sono a piedi. Nemmeno la bicicletta!
Mi guarda e dice:
- E allora, dove mi porti questa sera se non all’ombra degli alberi del viale? Ce ne torniamo ognuno a casa propria?
- Io avrei un’altra idea.
- Quale sarebbe?
- Avviarci a piedi, con l’intenzione di fare una passeggiata    romantica, non ne abbiamo mai approfittato di farne una.
- Andiamo. Ci avviamo lungo il viale alberato, ai lati si sentono profumi deliziosi di vario tipo, sottobraccio affiancati e al buio come due fantasmi, tre curve, quattro ponti a sei arcate e appare l’entrata costellata di luci dello chalet.
- Lo chalet - e in coro - lo chalet, ma è proprio lo chalet.
Ancora due passi e le cose non cambiano, la chiave nella toppa e l’uscio si apre. Siamo proprio allo chalet, chiudiamo dall’interno e ci adagiamo comodamente sul divano bianco che riconosciamo a vista e al tatto. Poi a un certo momento lei mi guarda e dice:
- Ma si può, si può venire anche a piedi.
Io non rispondo e dico tra me, tu non sai da dove io vengo. Ho consumato le suole delle scarpe e se qui non trovo un paio di riserva, domani sera non avrò più i piedi.
Intanto ricominciamo daccapo scrivendo un testo tosto e un bicchiere di whisky on the rock scalda la temperatura che comincia a salire e, un po’ sfatti, afferriamo la nostra penna, e scivoliamo verso la zona notte, per cercare una diversa posizione e per sentirci più comodi, ci spogliamo quasi del tutto. Il clima cambia insieme con le danze e i giochi sussultori e ondulatori che si protraggono fino a notte inoltrata e, quando proprio non ne possiamo più, abbracciati alle nostre penne, che cadono distese con le ultime parole famose:
- Il caffe! 
Questa è pur sempre la nostra notte. Scrivono le penne agitatissime.
A piedi, romanticamente a piedi. Cosa non fa l’amore per fare all’amore? L’amore è l’unica medicina per ogni cosa, anche per la malattia.
- Oh bella davvero, questa storia della limousine che non voleva saperne di partire! E sai perché non voleva partire? L’ho vista in garage, svestita, con addosso solo un paio di pantofole a forma di coniglietto! Mai che le abbia viste prima, ma le ho trovate simpatiche, infilate nelle ruote.
La signorina, tirata a lustro e col pieno di benzina, attendeva con ansia il suo fuoristrada, del quale si era perdutamente innamorata. Per questo non ha fatto una piega, quando hai tentato di accendere il motore. E ti ha costretto a uscire a piedi
E domattina? Ma certo! Il nostro caffè, immancabile come sempre, con quella moka brontolona che ci vuol svegliare a tutti i costi, anche se a noi piacerebbe tanto starcene al calduccio sotto le coperte, prima di mettere i piedi per terra, alzarci e andare da quella sbuffante buffona sbruffona, che però sa fare un ottimo caffè.
E dopo? Dopo andremo a spasso a piedi, con le scarpe rotte? Ma no, nello chalet c'è una stanza guardaroba, dove nel ripiano in basso si trova in bella vista una collezione di scarpe per ogni stagione, maschili e femminili, e sopra ben disposti sulle grucce, ogni genere di abiti, e nei cassetti di mezzo, camicie di ogni Foggia e colore. Ma anche di ogni Bari, e tutti pari, poi seguirà il Brindisi, e saremo a cavallo, fosse anche quello di San Francesco! Altro che storie! Sarà una bella storia, come lo sono sempre le nostre, scritta a due mani e quattro piedi scalcagnati!

La Dama del Nilo e il Cavaliere errante



lunedì, novembre 20

LA GRATITUDINE di Maurizio Picariello



A prescindere dal proprio credo, dalla propria religione o dall'ateismo, direi che questo discorso di Maurizio è di una chiarezza illuminante. Davvero abbiamo scordato di ringraziare, tutto ci sembra dovuto, un ricevere naturale, per il quale non serve essere grati a nessuno. Se qualcuno ci fa un favore, lo cancelliamo, come se quell'aiuto, quel favore ricevuto, ci fosse dovuto anzi, talvolta pensiamo che sia stato colui che ci ha dato una mano, o una parola buona, a doverci essere debitore. Purtroppo è così e mi sono imbattuta io stessa in tante situazioni di indifferenza, se non di intolleranza, di fronte a favori, aiuti e collaborazioni gratuite, i cui destinatari si sono comportati come se niente fosse, come se avessi fossi io a doverli ringraziare, per essersi rivolti a me. E spesso ho ottenuto parole dure, spalle voltate, ingratitudine e rifiuto. 
Bene, so di aver fatto del mio meglio per venire incontro a molte persone, e l'ho fatto senza pretendere nulla in cambio...ma almeno un GRAZIE, che non costa nulla, avrebbero anche potuto farlo uscire dalle loro labbra.

Ecco, dico GRAZIE a Maurizio, perché ha centrato il problema, e mi ha prestato le parole che io non avrei saputo pronunciare con tanto fervore. Oggi, neppure i figli ringraziano i genitori per quanto hanno fatto per loro. C'è forse da aspettarselo da un conoscente, un amico? Domanda che ha una sola risposta: SI, ce lo saremmo aspettati. Ma uno su dieci, se va bene, come i lebbrosi guariti da Gesù, sarà il solo a dimostrare gratitudine.

Danila Oppio

sabato, novembre 18

IN MORTE DEL LOSCO RIINA di Danila Oppio



In morte del losco Riina

Poesia  metasemantica (simil Gnòsi della Fànfole)

Se sgusciagliando nella froda gronda
T’imbratti battendo la starpa affronda
Caspita di sfrugolare nella stretta morca
E catapultisci verso il torrone.

Mai approcchiarsi a un losco informe
Quasi che sbroglische tarme infami
Potrebbi cascottare nel picioso latrame
Come se sciscolassi sotto le storchie
Di un piscoloso lurcido cantrame.

Ci sto provincando, non so se ci riusco
A facchiare la poesischia di Fosco
Ma Raini non sapra, e mappure Riina,
poschiè son moricchi e non tronano più.

Danila Oppio



Per chi non avesse capito…

Se infilandoti nella fredda notte
T’imbatti in una pozzanghera
dove la scarpa affonda
Capita di finire dentro la grigia morchia
E scivolare verso il burrone.

Mai approcciarsi a un losco individuo
Poiché imbroglia con trame infami
Potresti cadere nell’appiccicoso letame
Come se scivolassi con le ciaspole
Su di un appiccicoso lurido catrame.

Ci sto provando, non so se ci riesco
A rispecchiare la poesia di Fosco
Maraini, e non saprà, e neppure Riina
Poiché sono morti e non tornano più.


BARBABLU' di Danila Oppio


Barbablù

C’era una volta
Una grande torta
Ed ora non c’è più
Perché se l’è pappata
Il goloso Barbablù

E vero non è
Che mangiava bambini
Gli piaceva invece il té
Con un ricco cabaré
Di cremosi pasticcini.

Fiabe di orchi assassini
che rubavano i bambini
e lupi che sbranano le nonne
e chi le ascoltava
passava la notte insonne.

Eppure c’era del vero
Nel racconto dell’uomo nero
Ancor oggi se ne ha paura
Se lo incontri per via
O altrove, nella sera scura.

Quanto male nel mondo!
Bimbi che muoiono di fame
Perché non hanno pane
E se guardiamo in tondo
C’è sempre chi ne abusa.

Vorrei poter cantare
Una bella filastrocca
Magari un poco sciocca,
che faccia ben pensare
che il mondo può cambiare.

C’era una volta
Una grande torta
Ed ora non c’è più
Perché se l’è pappata
Il goloso Barbablù.


Danila Oppio

venerdì, novembre 17

ANTOLOGIA IL FEDERICIANO - contiene Versi tra i fornelli di Danila Oppio


E' arrivato poco fa il postino, che mi ha consegnato le copie dell'antologia IL FEDERICIANO 2017. In questo libro è stata inserita la mia poesia VERSI TRA I FORNELLI.

Versi tra i fornelli

Libelli in salsa piccante
Fritto di rima croccante
Versetti in tautogramma
Epigrammi di contorno
Ossimoro della mamma
Endecasillabo lessato
Distici in crosta al forno
Enjambement con gelato
Assonanze bollite
Metonimie fritte
Metafore sott’aceto
Polisindeto all’aneto
Strofe in quartine arrosto

Da far impallidire Ariosto!
E anche Carlo Cracco.
Perbacco!

Danila Oppio