POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, gennaio 31

Da Cantiere Poesia: pubblicato oggi

Divorzio

Noi – due
(che un tempo eravamo UNO)
E il resto del mondo
Solo come sfondo!
Persi in mille rivoli
Di pensieri frivoli
Noi – due
Invenzioni tardive
In brevi missive
In un contesto denso
Privo di senso
Noi – due
Inconsistenti
In accadimenti
Inesistenti
Divergenti
Accorgimenti
Disarmanti
Smarrimenti
Ipnotizzanti
Ottenebramenti
E noncuranti
Scantonamenti
Noi – due
In un contesto denso
Privo di senso
Tra sballottamenti
Sbandamenti
Sbigottimenti
E poi
Scoraggiamenti
Che lasciano
Sedimenti
Di defunti sentimenti
Noi – due
In un contesto denso
Privo di senso
Noi – due
(Che un tempo eravamo UNO)
Danila Oppio
PUBLISHED IN:
ON GENNAIO 31, 2015 AT 07:03  COMMENTS (3)  

  1. Amarezza che scende da un more che si sfalda : Un “UNO” che diventa “DUE” In un contesto divergente colorato di poesia
  2. Sarà perchè io tanto anni or sono ci sono passato, ho vissuto questo velocissimo incedere di emozioni, in prima persona per cui ti faccio i miei complimenti, perchè proprio nel velocissimo incedere della poesia e delle sue emozioni, sta il suo pregio.
    Alberto B
  3. On gennaio 31, 2015 at 20:01 Danila said:
  4. Vi ringrazio entrambi. Grazie al Cielo, non ho vissuto personalmente questa vicenda. Mi sono ispirata a tante situazioni vicino a me, dove un legame che pareva solido, si è spezzato. E accade sempre più spesso, purtroppo. Buona poesia!
    Danila
  5. On gennaio 31, 2015 at 22:58 Patrizia Mezzogori said:
    1. Un continuo altalenarsi in un amore a due colmo di emozioni, che poi crolla in quel diventare UNO.
      Molto apprezzata.
      Patrizia
    2. On febbraio 1, 2015 at 10:09 Anonimo said:
      Grazie Daniela per aver raccontato in modo intenso di emozioni l’uno che diventa due!Ciao
      Tinti
    3. On febbraio 1, 2015 at 10:52 piero colonna romano said:
      Arsi e tesi, mi verrebbe da dire, di un amore molto ben descritto da asciutti versi. Intensa la poesia che coinvolge. Brava Daniela! Piero
    4. On febbraio 1, 2015 at 16:26 Anonimo said:
      E’ proprio così e tu l’hai espresso con grande bravura! Piera 

    5. On febbraio 1, 2015 at 19:39 Danila said:
    6. Vi ringrazio molto per quanto avete commentato. Un abbraccio poetico
      Danila (Non Daniela!)

venerdì, gennaio 30

Premio S. Francesco - dal sito ufficiale



HomepageAutoriOppio Danila


Oppio Danila
ha pubblicato un breve romanzo dal titolo “Smemoria”, alcune sillogi poetiche in versione E-book. Ha partecipato a diversi concorsi poetici e letterari, vincendo un primo premio per un breve racconto e un secondo premio per una poesia. Molte sue opere sono entrate a far parte di diverse antologie di autori vari. Ha creato e gestisce due blog letterari e artistici.


Menzione d’onore

Nuovo cantico

Lodato sia il Signore
Per Sorella Acqua
Che l’hai creata
Preziosa e abbondante 

Lodato sia il Signore
Per Sorella Madre Terra
Che l’hai creata
Paradiso abbacinante

Lodato sia il Signore
Per chi sostiene
La Pace che da tanto
Non regna illuminante

Lodato sia il Signore
Per Sorella Luna 
Che illumina d’argento
E il Sole sfolgorante

Grazie San Francesco
Per questo tuo cantico
Colmo d’amore verso Dio
E ogni creatura circostante


Galleria d'arte: Fabio Campari



Sono stato invitato a partecipare a questa importante mostra collettiva presso la Milano Art Gallery, dal 24 gennaio al 13 febbraio. Durante il vernissage sarà presente uno dei più importanti vignettisti italiani, Giorgio Forattini!
Fabio Campari


E' una galleria coi fiocchi e controfiocchi. Presso Nugnez, che è il gallerista, hanno esposto le loro opere Amanda Lear e José Van Roy Dalì il figlio del grande Salvador Dalì, quindi è un gran passo avanti!
Danila Oppio




Uno dei suoi disegni, per dare un'idea del suo stile, puro iperrealismo! Ricordo che l'artista realizza le sue opere unicamente con la matita.

Ricordi

martedì, gennaio 27

Le ombre...

Mario Ceroli: l'uomo e la sua ombra
Le ombre…..(collaborazione a distanza)

La differenza tra me e la mia ombra è che lei fa quello che io faccio, senza alcuna fatica, ma tra me e l’ombra non c’è alcuna alcuna eguaglianza: é solo subalternità. 
Io scrivo in questo momento e nello stesso momento parlo con te perché ti penso al mio fianco. Quando sono in giro e non sono distratto da altre cose che debbo fare, tu sei con me e col pensiero indico gli oggetti del luogo che tu non conosci.
     La poesia va bene per essere una cosa che vive di se stessa, anche se il pensiero l’ha posta in relazione. Tu puoi seguirmi come un'ombra ma non essere mai la mia ombra perché saresti solo l’apparenza di me stesso, e io non ti vedo così.
     Una poesia fa armonia con sé stessa e tutta insieme resta poesia per ciò che dice. Noi siamo due pensieri che si accolgono in uno spazio e si vogliono bene anche quando non si vedono. Sono come il ricordo di un qualcosa realmente vissuto e che non è destinato a morire.
Tutto questo lo penso e lo vedo come l’amicizia. Cerca di vedere l’amicizia tra due persone come fossero un euro e un euro. Se questi due euro li metti insieme quale differenza ci vedi? NESSUNA!
    Ebbene, due che si vogliono bene sono come due euro e quei due euro sono come due amici che si amano in eguaglianza.
    Un passo più su: tra queste due piante amiche si assiede l’amore che governa in armonia tutte le azioni.

Tommaso Mondelli


Oh certo, non intendevo definirmi la tua ombra, ma mi è piaciuta la disquisizione che ne hai fatto. Nel nostro caso particolare, non potendo affiancarti direttamente, mi sono descritta come la tua ombra, nel senso che ti seguo, che ti sto accanto (tutto dipende dalla posizione del sole!) invisibile, ma presente. 
Anche le ombre, come il pensiero o un sentimento, non sono visibili né tangibili, ma esistono. Ed io esisto accanto a te, a volte ti precedo, a volte ti seguo, altre volte ti sto a fianco. Questo è il perfetto rapporto umano. Nessuno sarà sempre davanti ad un altro, così neppure sempre dietro, ma come quando si passeggia. Se si è sottobraccio, allora si sta al fianco, alla pari. Talvolta c'è chi si ferma ad osservare un panorama o un fiore, e l'altro procede, oppure c'è chi corre avanti, per raggiungere una panchina dove sedersi e prendere posto anche per il compagno. Sono esempi allegorici ma così dovrebbe essere, e nessuno mai dovrà sentirsi inferiore o superiore ad un altro.

Danila Oppio



Sono la tua ombra innamorata


Sono la tua ombra innamorata
Tu non mi vedi, ma ti sono accanto
Sempre nella vita l’ho cercata
La musica che accompagna il canto

Lungo il percorso del tuo cammino
Ho seguito le tue orme sull’asfalto
O dentro le aiuole del giardino
Resto immersa nel dolce incanto

Ti chiami cultura, arte e poesia
Ed io ti seguo con grande passione
In ogni istante ti sento più mia
Ti rincorro, come fosse una missione

Sono la tua ombra innamorata
Le orme dei tuoi piedi sul selciato
della vita, e resto abbandonata
Nell’ascolto del verso appassionato

Tardi, amore mio, ti ho incontrato
Ma nel silenzio di una vuota stanza
Sempre risuona il motivo desiderato
Di un concerto grosso in risonanza

E la lunga ombra nel tramonto
Resta incollata ai tuoi saldi piedi
Forse non potrò mai vederti in volto
Mai io sarò là, dove tu calma siedi.

Danila Oppio
Inedita




Buchenwald (Il bosco dei faggi)

Per non dimenticare: il giorno della Memoria


Ci  fa male la vita qui a Buchenwald, umili figure cenciose accarezzate dal buio
vergognosi della fame, delle miserie dell’anima
il dolore del cuore  che si fonde con quello del corpo straziato
la mente  che si frantuma come pietra sbriciolata
erranti nel groviglio di un io che non è più

dormiamo ammucchiati nella neve qui a Buchenwald oltre il recinto di filo spinato
i calci dei fucili  che penetrano la pelle come vomeri d’aratro
e accanto al faggio,il camino, che vomita vampe rosse verso il cielo
il denso fumo della nera signora

le scarpe hanno i lacci di filo di ferro qui a Buchenwald , le suole di legno
la mitraglia sporge oltre il parapetto
ed i carnefici sono inclini alla pinguedine, le guance flosce
gli occhi sgranati di odio dentro le montature nere degli occhiali

e così stanchi, affamati, senza tregua,  l’orecchio teso da animali atterriti
le strisce rosse delle torture che si allargano, si gonfiamo
si spaccano nel sangue che scorre
aspettiamo l’appello della sera,poi la notte, tristi carovane senza stelle
in queste macerie di mondo sconvolto .

Non cantano gli usignoli qui a Buchenwald
ed i sogni  non hanno il colore dell’elicriso
la morte è un rullo di tamburo e la vita ha un lungo profilo nel suo lento passare
qui tra l’orrore e le ombre di Buchenwald.

Tiziana Monari







lunedì, gennaio 26

Giornata per la vita


GIORNATA PER LA VITA

Prendo il giornale e leggo che….
Se ben ricordate, almeno chi non è più tanto giovane, c’era una canzone di Celentano, che iniziava proprio così, e prosegue…di giusti al mondo non ce n’è. Come mai il mondo è così brutto? Si, siamo stati noi a rovinare questo capolavoro sospeso nel cielo.
Ho esordito con questi versi, perché capita anche e me, a tutti noi, di aprire il giornale o di ascoltare un Tiggì, e rendermi conto che i giornalisti pare provino una sadica soddisfazione a raccontarci i fatti più raccapriccianti. Ci parlano di guerre, di stermini in Africa e in altri luoghi del mondo, di attentanti (l’ultimo a Parigi), di famiglie che si autodistruggono, ed è perfettamente inutile che debba scendere in particolari che fanno tanto male al cuore.
Di solito, per questa giornata, si parla di aborto e di come evitarlo, perché si sa, la vita inizia già allo stato embrionale.
Per una volta, desidero andare oltre questi schemi ormai ribaditi da anni. Vorrei parlare della vita a più ampio raggio, in quanto la vita comprende tutto l’arco del tempo che trascorriamo su questo nostro Pianeta.
Penso che sia inutile partecipare a raduni di piazza, fiaccolate e quant’altro, se non si cambia radicalmente il nostro modo personale di porci davanti alle problematiche esistenziali.
Ognuno di noi ha il dovere di analizzare il proprio operato. Come? Semplicemente guardando al modo in cui affronta i vari problemi.
Abbiamo un anziano che ha bisogno di assistenza, magari il nostro stesso genitore, il nonno, una zia e, per motivi di lavoro, non siamo in grado di occuparcene tutto il giorno. Allora assumiamo una badante, e sapendo che si tratta di persona fidata, le lasciamo l’impegno di prendersi cura dell’anziano. Così anche nel caso che debba essere affidato a una casa di riposo. E spesso non gli dedichiamo il tempo che merita, pensando che è già ben accudito. Non è così: l’anziano ha bisogno non solo di cure fisiche, ma soprattutto dell’amore dei propri cari. Gli necessita sentirsi ascoltato, amato, coccolato, altrimenti la sensazione che prova, è quella di una drammatica solitudine, di sentirsi accantonato come un “qualcosa” di nessuna utilità. Allora, fargli ricordare i tempi vissuti, ascoltare i suoi racconti, anche se li conosciamo a memoria, è dargli la possibilità di sentirsi parte della famiglia. A mio parere, però, il gesto più cristiano è quello di fare il possibile perché possa vivere in casa con noi.
Il medico che non vive la sua professione come vocazione e non fa il possibile per approfondire lo studio delle patologie che il paziente lamenta, non aiuta l’ammalato soprattutto se è ricoverato in un ospedale, il quale si sente trattato alla pari di un numero di letto e non di una persona.
L’insegnante che non usa un pizzico di psicologia per comprendere lo studente, ma si limita ad avere un rapporto con lui di “docente-allievo” manca anch’egli di quell’attenzione alla persona che è necessaria affinché il bambino o l’adolescente possano crescere e diventare persone mature, in grado di affrontare la vita e rispettarla. La propria e quella altrui.
E si comincia da noi, si allarga nella famiglia, nella scuola, nell’ambiente di lavoro.
Di quest’ultimo è doveroso parlarne. Se c’è il lavoro – e il dubbio è presente in questa società che non dona sicurezze – occorre che sia retribuito secondo parametri equi, perché la vita dipende soprattutto dall’ottenimento di almeno il necessario per un’esistenza dignitosa.  Per il lavoratore, operare in un ambiente che lo faccia sentire utile, che non sia a rischio salute, è un diritto che non gli deve essere negato.

Tornano alle informazioni che leggiamo sui giornali, davvero viene la voglia di stracciarli, così come di non accedere il televisore, perché è facile dire: nel mondo succede questo o quello, senza dare un’indicazione di quale strada percorrere affinché qualcosa cambi in meglio.

Lo facciamo anche noi. Quando ascoltiamo di quei fatti che attentano alla vita, non pensiamo forse: “ma io sono nessuno, per poter cambiare il mondo. Il mondo da quando c’è, e la Storia lo insegna, così pure la Bibbia ( Genesi 4,1-16 Caino e Abele) è sempre stato pieno di violenza e incapace del rispetto alla vita”. E col pensiero, deleghiamo altri a fare di meglio.

E’ vero, noi non possiamo cambiare il mondo in blocco, ma possiamo modificare il nostro modo di pensare, di agire, nel nostro piccolo. Devo impegnarmi a cambiare io stesso, come singola persona, insegno alla mia famiglia che la vita va rispettata in tutte le sue forme ed età, lo dimostro con il mio esempio nelle scuole, nell’ambiente di lavoro, nella società, tra gli amici. Perché si, se non cambiamo per primi noi, il mondo continuerà ad andare avanti come sempre: con indifferenza, con violenza, con disonestà morale, politica ed economica.

Non dimentichiamo che la vita non è soltanto fisica, ma soprattutto spirituale. Prendersi cura delle necessità corporali è indispensabile, ma ancor più abbiamo bisogno di porre attenzione all’anima, poiché se il corpo è mortale, l’anima è destinata all’eternità. Per questo è importante cambiare noi stessi, avendo la dovuta attenzione verso chiunque abbia bisogno di aiuto. Per questo siamo venuti al mondo, questo è lo scopo fondamentale di ogni essere umano, tanto più se vive alla sequela di Cristo.

Danila Oppio (articolo pubblicato sul Bollettino Parrocchiale del Santuario di S. Teresa del Bambino Gesù a Legnano)