POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

domenica, giugno 30

Pagina Artista DI Maristella Angeli

http://www.arteimmagini.it/index.php?option=com_content&view=article&id=218:angeli-maristella&catid=10&Itemid=103

Carissimi,
ho una nuova “Pagina Artista”, con due opere in permanenza, alla Galleria “Immagini Spazio Arte” di Buone vacanze!

Maristella

Questo quanto mi ha comunicato, ed io sono ben felice di informarvi che potrete ammirare le sue opere cliccando sul link qui sopra

sabato, giugno 29

Galleria d'arte: alle donne piace leggere

Ho postato alcuni quadri di autori famosi, su http://gironzolandotralenuvole.blogspot.it/
ma mancavano ancora moltissimi quadri che raffigurano donne alle prese con la lettura. Le inserisco qui, a caso...senza il nome dell'autore, basta ammirarne la bellezza. Ciò che mi ha inoltre colpito, sono le posizioni ed i luoghi dove queste donne leggono: comodamente sdraiate sul letto, sedute impettite sul divano, oppure scomodamente appollaiate su di una poltroncina, nel campo da coltivare, su di una panchina al parco, in piedi ai giardini, appoggiate al tronco di un albero, in mezzo ad un'abbondante fioritura...ogni luogo ed occasione vale, pur di leggere!







giovedì, giugno 27

L'affascinante mistero


di
Maristella Angeli
per
ZeugmaPad

Era un giorno qualsiasi, come tanti altri. Percepivo energie misteriose.
Forse era solo suggestione, o un imbroglio, come pensano molte
persone. Ingenui, creduloni, eh sì. Si cade più facilmente di quanto si
creda in situazioni ambigue. Ma ero giovane, solo una ragazzina che non
comprende la falsità.
Accadde qualcosa che avrebbe lasciato un ricordo indelebile. Cose da
ragazzi, appunto, come sicuramente molti di voi avranno vissuto.
C’incontrammo, come sempre, nella solita via del centro, punto di
riferimento della nostra città. Avevamo tutti dai quattordici ai sedici
anni e formavamo un gruppo affiatato. Noi ragazze eravamo da poco
entrate a far parte di quel mondo misterioso “La Scuola Superiore”, ed
eravamo tutte prese dalle attenzioni, poco romantiche, dei ragazzi più
grandi.
Si parlava, si parlava… poi, come al solito, la domanda fatidica: “Cosa si
fa?”. Proposte varie senza trovare una sintonia. Ci sembrò, a un tratto,
che i maschi si fossero messi d’accordo.
«Verso sera tutti al club di Ezio! Ok?» dissero in coro.
«Ok!» rispondemmo noi, dopo un’occhiata d’intesa.
Questa volta eravamo tutti d’accordo: un incontro tra amici, come altre
volte.
Osservavo negli sguardi maschili una tacita complicità che mi
preoccupava, e un sorrisetto furtivo, che mi dava da pensare.
Ci ritrovammo, come stabilito, di fronte al club. Ero andata a prendere
Tania, che mi aveva pregato di salire e, con richieste di consigli sul
trucco e cose varie, non la finiva più. Lei aveva una famiglia molto
all’antica, quindi risolveva il problema dell’abbigliamento indossando
una gonna che arrivava al ginocchio ma, una volta uscita di casa, la
ripiegava talmente in alto da farla diventare una micro gonna.
Finalmente riuscimmo ad avviarci. Non avevamo alcun sospetto su che
cosa ci attendesse, d’altronde i nostri amici li conoscevamo da tempo.
Nell’attesa degli altri, Tania mi riempiva la testa con le sue storie
d’amore e di corteggiamenti, mentre io, il brutto anatroccolo del gruppo,
restavo silenziosa. Finalmente li vedemmo arrivare, spavaldi come
sempre, con il sorriso e le risatine allegre.
Entrammo incuriosite al club di Ezio. C’era una strana atmosfera e una
semioscurità inquietante.
Si notava una certa tensione, e gli sguardi incuriositi dei presenti erano
diretti verso un mucchio di vecchie carte al centro di un tavolo. Eravamo
tutti un po’ impacciati, ma ci sedemmo in circolo dopo uno sguardo
d’intesa.
Tania interruppe quel silenzio.
«Ma… a che gioco si gioca?»
«Segui le indicazioni Tania, questa sera vi proponiamo un’esperienza
mitica!» rispose Ezio.
«Dai, ma è uno scherzo?» ribattei incuriosita, e mi misi a sedere come
tutti gli altri. 
«Le mani devono toccarsi» disse qualcuno, e qualcun altro rispose: «Non 
approfittate dell’oscurità...» 
I cosiddetti “Mani lunghe” coglievano ogni buona occasione per toccare 
le gambe alle ragazze o per far scivolare le mani…
Giacomo, un nostro compagno di classe, era il conduttore di quello 
strano gioco a cui non avevamo mai partecipato. 
Con un silenzio emozionante pose delle lettere sul tavolo formando un 
cerchio. Ogni partecipante appoggiò il proprio dito al centro, proprio 
sopra un indicatore di legno. In breve, qualcosa o qualcuno mosse 
l’oggetto in una direzione precisa. Tania si lasciò uscire un grido, il suo 
vicino sobbalzò. Gli sguardi divennero timorosi e uno strano cigolio 
aumentò la suspense. Proseguimmo il gioco, nonostante il timore 
crescente. 
«Chi sei? Mostrati!» disse Giacomo con voce sicura. 
Lo strano aggeggio di legno iniziò a spostarsi velocemente. Sembrava 
impazzito! 
Un urlo acuto di Tania ci fece raggelare il sangue.L’indicatore si era 
fermato proprio di fronte a lei. Giacomo chiese ancora in modo deciso: 
«Rivelaci la tua identità!» 
“No”. L’indicatore aveva formato quella parola! Tornò poi verso Tania 
fermandosi, come a scrutarla. 
Vidi la mia amica sbiancare in viso, e un tremolio crescente si percepiva 
dalla vibrazione della sedia. Le tremavano anche le braccia. 
«Non staccate le vostre mani, può essere pericoloso!» ammonì Giacomo 
con sguardo severo. 
«Restate concentrati, e non lasciate l’indicatore!»
L’oggetto continuava a sostare di fronte alla povera Tania, sempre più 
pallida e con gli occhi sbarrati dal terrore. 
«Che cosa vuoi da Tania?» 
Il “coso” zigzagava. Giacomo insisteva. 
«Rivelati dunque!» 
Non so bene come, ma a un tratto la luce si spense e un urlo, seguito da 
molti altri, fece eco nella stanza. 
Balzammo in piedi, pronti alla fuga. Avevamo paura, anzi, eravamo 
terrorizzati! 
La catena si era sciolta e molti di noi cercarono le mani dei compagni, o
Balzammo in piedi, pronti alla fuga. Avevamo paura, anzi, eravamo 
terrorizzati! 
La catena si era sciolta e molti di noi cercarono le mani dei compagni, o 
si abbracciarono cercando conforto. 
«Mai lasciare la catena! Mai lasciare una seduta senza averla conclusa.» 
Giacomo continuava a urlare, sudando copiosamente. Sudore gelato. 
Nella confusione generale, e nel buio in cui il tempo sembrava fermarsi, 
alcune mani palpeggiarono le ragazze toccando le parti intime. 
La luce, riaccesa all’improvviso, ci permise di capire cosa era accaduto. 
Stravolte in viso, qualcuna con le lacrime agli occhi, ci abbracciammo. 
Rimasi a mani giunte, in preghiera, per allontanare eventuali presenze 
demoniache. 
«Manu, mi accompagneresti a casa?» sussurrò Tania agitatissima. 
«Certo» risposi, «poi sarai tu a riaccompagnarmi. Vero?» 
Lasciammo quel luogo dove avevamo vissuto momenti di tensione e 
spavento. Ci volle un bel po’ di tempo per riprenderci. Eravamo sicure 
che dovesse esserci qualche trucco congegnato dai ragazzi. Uno scherzo 
di cattivo gusto! 
Ci allontanammo in fretta, senza neanche e salutare gli altri.
Passai una notte insonne, tra incubi e tremori. Tania mi telefonò in 
piena notte raccontandomi un terribile sogno appena avuto. Il resto 
della nottata trascorse cercando di tranquillizzarla con racconti e favole, 
come si fa con i bambini spaventati. 
Ne parlammo l’indomani con le nostre amiche, ritrovandoci nell’atrio 
della scuola. Qualcuna di noi confessò che, per la paura avuta, non era 
riuscita dormire e si era infilata nel letto dei genitori. 
Giacomo ci attese all’uscita, per avvisarci che il locale, dove eravamo 
stati la sera precedente, doveva essere sistemato. 
Eravamo ancora timorose, ma avevamo sempre dato una mano e, per 
superare il ricordo di quella fatidica serata, decidemmo di andare. 
Nel pomeriggio, come convenuto, ci ritrovammo di nuovo di fronte al 
club. Eravamo preoccupate, ma era pieno giorno, quindi non poteva 
accaderci nulla. 
Entrati nel locale rimanemmo a bocca aperta. Non ci aspettavamo quella 
scena. La stanza era in completo disordine. 
«Sapete, può succedere quando s’interrompe una seduta» affermò
preoccupato Giacomo. 
Spostammo i mobili, e rimettemmo a posto i cuscini, che sembravano 
essere stati gettati in tutte le direzioni. 
Cercai di scoprire qualcosa di più su esperienze passate, ma non cavai 
molto dai ragazzi presenti. Notai solo sguardi complici tra i maschi del 
gruppo. 
Terminata l’impresa, ritornammo a casa, ma dovevamo scoprire la 
verità. 
Tania aveva le sue informatrici, e io i miei fidati amici; alcuni di loro 
giocavano a calcio nella stessa squadra. 
Riuscimmo a intercettare una telefonata. 
«Giacomo, ma come hai fatto a non scoppiare a ridere?» 
«Dai, era solo uno scherzo.» 
«Un po’ pesante però!» 
Giacomo stava parlando con Dario. 
«Di’ un po’, ma eri tu che spostavi l’indicatore di legno. Vero?» 
«Io? No. Ma non dovevi essere tu a spostarlo?» 
«Beh, certo... forse l’ha spostato Aldo!» 
«Aldo non sapeva niente. E chi è stato?» 
«Non sapeva niente? Ma sei sicuro? Perché a me ha detto: vi è piaciuto lo 
scherzo?» 
«Mah! Beh, ne parliamo a voce che è meglio.» 
Ci guardammo perplesse. Riccardo, l’amico comune, ci telefonò 
fornendoci un’informazione che aveva avuto da Paola, la sua fidanzata. 
«Paola era dalla parrucchiera e ha sentito la verità. Sì, la verità su quella 
sera!» 
«Hai saputo notizie certe?» gli chiesi. 
«Una ragazza, Silvia, quella timidina con i capelli sempre legati a coda di 
cavallo.» 
«Lei?» esclamò Tania. 
«Ha beffato gli stessi maschietti manovrando l’indicatore di legno: era 
lei che lo spostava.» 
Ci guardammo e scoppiammo in una risata generale. 
«E adesso? Lo diciamo ai ragazzi?» chiesi rivolgendomi ai miei amici. 
«Loro volevano metterci paura quindi... perché dirglielo?» 
«Già, perché?» 
«Sì, ma le toccate erano dei maschi!» dissi con tono di rimprovero. 
«Loro dicono di no. Non sono stati loro!» 
I ragazzi ancora oggi, dopo molti anni, s’interrogano su chi avesse 
allungato le mani, e le ragazze su chi avesse messo sotto sopra il club di 
Ezio. Beh, abbiamo deciso di mantenere il mistero, e chissà se 
incontrandoci, ormai anziani, potremmo conoscere cosa accadde quella
fatidica sera. 

Soffio lieve

Waterhouse: Boreas

Il nostro amore
È come un soffio lieve
Che leggero sfiora
La pelle in superficie
E’ un alito di vento
Tanto poco greve
Che quasi non lo sento
M’accarezza gentilmente
E poi s’invola via
Lasciando sola l’anima
Avvolta in melanconia

Danila Oppio
Inedita

Nessuna pena



Nessuna pena
Peggiore al contrappasso
Da viver qui, nel mondo
Che non offre pace
Che schiaccia il tempo
In una pressa grave
Come di marmo nero
Su tomba abbandonata
In un oscuro cimitero
E' dover dire addio
A chi si è tanto amato

Danila oppio



mercoledì, giugno 26

Per una manciata di granturco (o meglio) gli F35 di Angela Fabbri



Questa spesa riguardo gli F35 è davvero curiosa.
Servono a rafforzare la difesa dell’Italia?
Perché, qualcuno ha forse intenzione di farci guerra?
Perché? Per venire a razzolar via qualche quadro d’autore rimasto qui per puro caso o per dimenticanza durante antiche razzie?
Insomma, sarebbe come se io spendessi 10.000 euro (in realtà non ho idea di cosa costa) per blindare la mia porta di casa e coprirla con un cancelletto.
Ma se dentro non c’è niente da portar via, tranne qualche mobile più caro a me che caro di prezzo!
E, alzando lo sguardo sull’Italia intera, decretata povera dall’alto del Centro Europa, a cosa servirebbero gli F35?
Forse a proteggere il nostro territorio, i nostri antichi casali, le nostre fattorie in via d’estinzione?
A proteggerli da che?
A proteggerli da che se già da anni e molti e troppi ce li comprano ricchi stranieri con una manciata di granturco. Sì, proprio quello che si mostra e poi si butta alle oche.
Non li abbiamo dati via per un pugno di riso, solo perché non siamo cinesi. Ancora.
E i nostri vecchi cacciabombardieri dismessi?
  Fanno parte dell'usato sicuro?
  Cioè li diamo indietro e ci fanno uno sconto sul nuovo?
  E poi, una volta dati indietro come usato, andranno a rottamare o andranno a finire di rottamare qualche piccolo Paese sconosciuto? 



Una nota            
Altre considerazioni, più elevate, sull’acquisto degli F35, le lascio ai politici      e agli economisti.
Le mie sono solo ingenue riflessioni da vicina della porta accanto.


Angela Fabbri (Ferrara CNN 26 giugno 2013)




                        

martedì, giugno 25

lunedì, giugno 24

FOCHI ACCESI NE LA NOTTE





FOCHI ACCESI NE LA NOTTE
(Festa de San Giovanni) di Fiorella Cappelli©

Fochi accesi ne la notte
e la festa è ‘na notizzia
canti, vecchie e scope rotte 
crepi er male e l’avarizzia.
San Giovanni già te sfotte.
L’ajo fresco, che primizia!
C’è la strega che fa’ a botte
poi te guarda co’ malizia.
Co l’iperico e la ruta
drento a un bucio de la giacca
la fattura se fa muta
e la jella te se stacca.

De lumache c’è er consumo
co le corna so magnate
ce sta’ er sabba, ce sta’ er fumo
e le rogne so’ sfrattate.

Cor colore ancora verde
noci, all’ombra de’ la luna
Ventinove, nun le perde
er nocino, dà fortuna!
Quarcheduno ha procramato,
cor sorstizio de l’estate
de brucià l’erba der prato.
Nove, l’erbe raccattate.
Fermo er zole, all’orizzonte
mo se sposta anche de strada
le canzoni già so pronte
la maggia risuscitata!

Fiorella Cappelli © Copyright
 — con Paolo Carloni


auguri a tutti i Giovanni, Giovanna, Gianni e Gianna!

domenica, giugno 23

Chi è l'editore dott. Lorenzo Masetta

FAR POESIA OGGI: A COLLOQUIO CON LORENZO MASETTA, POETA ED EDITORE
La grande editoria letteraria sviluppa programmi ispirati quasi esclusivamente a criteri commerciali, salvo determinate collane poetiche tenute vive soltanto per prestigio.
Gli autori nuovi, quelli sconosciuti, dall’inedito giungono all’edito solo attraverso itinerari labirintici oppure a proprie spese, pubblicando presso piccole case editrici.
Alcuni, a torto, definiscono, e non senza una punta d’ironia, “grafomani” coloro che consumano tante delle loro ore migliori per scrivere un verso, per modellare o limare un’immagine.
Certo, accostarsi oggi alla poesia è un atto di coraggio e di abnegazione, soprattutto di fronte all’indifferenza della società; ma è anche una legittima rivendicazione dei propri diritti a comunicare per mezzo della parola scritta.
Chi scrive ammette, sotto sotto, di farlo per passione o per passatempo, per sfogo o per compensazione di una vita insoddisfatta: ma tutti ritengono di avere “qualcosa da dire”, e così desiderano stampare i loro scritti.
Abbiamo interpellato il presidente-fondatore di una piccola casa editrice di Torino, specializzata in pubblicazioni di poesia. L’Associazione Culturale Talento – Lorenzo Editore.
Lorenzo Masetta, editore, giornalista, poeta egli pure, membro di giuria di alcuni premi letterali, è un uomo culturalmente impegnato: i suoi interessi sono rivolti soprattutto alla poesia di quei giovani che, sebbene abbiano un talento anche notevole, non riescono per varie ragioni ad entrare nei circoli letterari ufficiali.

Masetta, perché tanti vogliono pubblicare poesia? Qual è lo stimolo che li spinge verso la carta stampata?
<<Nella società attuale la solitudine e l’alienazione sono sempre più crescenti; l’uomo si confonde nella folla e finisce così per perdere la propria identità. Ma da questo mondo violento e brutale egli vuole uscire ed è la parola, la voglia di comunicare che scopre dentro la gabbia: una parola che si fa poesia. Poi, si sa, ognuno, convinto di avere qualcosa da dire, vuol farsi conoscere, vuol essere giudicato, vuole emergere e non vedo nulla di negativo in tutto questo. È sbagliato, invece, a mio avviso, pretendere di voler guadagnare denaro o altro con la poesia. Lo dicevano già i latini: “carmina non dant panem”>>.
Tu sei un editore di poesia. Come fate voi piccoli editori a sopravvivere?
<<La “Lorenzo Editore” tratta quasi esclusivamente libri di poesia, ma non mancano testi di narrativa e di saggistica. In un certo senso siamo favoriti proprio per questo: infatti, non sono molte le case editrici specializzate in questo settore. Ma, come tu sai, non essendoci mercato in proposito, dobbiamo lottare contro mille problemi. Del resto l’autore finirebbe per trovarsi solo, senza poter vendere una copia sola del libro. In Italia si scrive molto ma si legge ben poco e i mass media, d’altronde, non aiutano certo la divulgazione di poesia: i grandi editori pubblicano annualmente soltanto 2-3 libri di questo genere. Tutto il resto viene appunto dai piccoli editori, che fungono da indispensabile trampolino di lancio per gli autori. Noi pubblicizziamo le nuove leve grazie al nostro mensile “Talento” e all’Associazione Culturale Talento. Ma credimi, noi piccoli editori abbiamo grosse difficoltà a sopravvivere; ci riusciamo solo perché l’autore ci viene economicamente incontro nei costi di produzione, assicurandoci l’acquisto di un certo numero di copie. Un libro di poesia gli viene così a costare un terzo o un quarto del costo totale, calcolato su un’edizione media di 1000 copie circa>>.
Oggi si parla della crisi dell’editoria in genere. C’è davvero un calo nella vendita di libri?
<<La causa della crisi dell’editoria va ricercata soprattutto negli attuali mezzi di comunicazione, che hanno portato via spazio destinato, in precedenza, quasi esclusivamente alla carta stampata. Ecco, quindi, emergere anche la crisi dei giornali (molti chiudono) e delle riviste letterarie che, tra l’altro, mancano di fondi. Esiste crisi anche perché i grandi editori si affidano soltanto su quei 9-10 autori italiani che danno loro sicurezza di vendita, tralasciando i giovani, tra i quali ci sarebbero ottimi talenti capaci di apportare quel rinnovamento necessario a risvegliare la curiosità dei lettori. Ti dirò che un grande editore di Milano si rifiuta di prendere in esame la pubblicazione di un qualunque libro che non gli assicuri perlomeno 20.000 copie di vendita. Finiamo, pertanto, in un circolo vizioso, in cui il calo di vendita, eccezion fatta per alcuni titoli, diviene una realtà inevitabile>>.
Lorenzo Masetta è nato in provincia di Vicenza nel 1940, vive e risiede a Torino da moltissimi anni. Dottore in Psicologia. Giornalista pubblicista dal 1968, Commendatore della Repubblica Italiana; è stato funzionario presso un Istituto medico/assicurativo per 27 anni. Nel 1976 gli è stato assegnato il Premio “Presidenza del Consiglio dei Ministri” per meriti culturali. Dal 1990 è libero professionista, prima come direttore della rivista culturale “Controcampo”, poi “Talento”, trasformata nel 2005 in Associazione culturale Talento(ACTA) di cui è Presidente fondatore. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, testi di narrativa e saggistica che si trovano in antologie, riviste e giornali ove è stato anche corrispondente. Ha vinto molti premi per la poesia, e per il giornalismo e come operatore editoriale. Tra i “premi” vanno segnalati il “Bardonecchia”, “Bauzanum”(Bolzano), “Streghetta”, “Mortara”, “Caorle”, “Dante Alighieri”, “Victor Hugo”. E’ membro di giuria di alcuni concorsi letterari, tra cui “G.Bardesono”(teatro), “Piossasco” (poesia) e organizzatore dell’importante Premio letterario “La Mole” . E’ stato il mio primo editore, pubblicandomi negli anni Settanta, i libri giovanili di poesie “Poi vivi nel nulla” e “Forse non più per molto”.


Concorso poetico LA MOLE di Torino



Ieri abbiamo potuto finalmente ritirare la targa artistica e la motivazione del premio, riguardante la qualificazione per il concorso "La Mole" di Torino.

Il critico artistico-letterario Annamaria Cossu Criscuolo così ha scritto:

VIOLENZA
In memoria di Jyoti Singh Pandey e di tutte le donne violate e uccise da esseri spregevoli

Orribile gioco diventato cronaca, ma parlarne, se non diminuisce la pena, certo si fa denuncia sociale e doverosa. Di questo coraggioso tema si è fatto carico l'autrice che in modo essenziale riesce a comunicare disgusto e rabbia, mentre la violenza si srotola come un grande tappeto di sangue. Questa lirica scritta con perfetta padronanza linguistica, rappresenta un punto fermo di condanna condivisa per gridare al mondo che Singh Pandey è ancora tra noi.

Ecco la poesia premiata ex-aequo con le altre nove.


VIOLENZA
(In memoria di Jyoti Singh Pandey e di tutte le donne violate e uccise da esseri ignobili)



Hanno straziato il suo cuore
Mandandolo in frantumi
Sminuzzato in coriandoli
In mille schegge di sangue
Rappreso, ormai bluastro

Poiché il rosso è scomparso
Dentro vene di cemento

Ora indurita e ripiegata
In se stessa gelida
Statua di pietra serpentina
Di quel cuore raccoglie
Il poco che ne è rimasto

Qualche briciola dimenticata
Da ghignanti iene bavose
E famelici avvoltoi rapaci

Tutti fanno festa al banchetto
Di ciò che di lei rimane
Ubriacandosi e schiamazzando
In volgarità e insipienti lazzi

Trasformata in freddo marmo
Lacrima gocce di piombo
Lentamente spirando

 Danila Oppio

Quel che dicono i giornali...

Riguardo al Premio Letterario La Mole di Torino








DA  “LA STAMPA” DI TORINO 6 GIUGNO 2013-06-23
IL PREMIO “LA MOLE”

Indetta dall’Associazione Culturale Talento (Acta) con il patrocinio del Ministero per i Beni e le attività culturali, del Consiglio regionale del Piemonte e dell’assessorato alla Cultura della città di Torino, si è conclusa la XXVII edizione del premio letterario “La Mole”.
La giuria, composa da Claudio Gorlier (Presidente) Annamaria Cossu, Lorenzo Masetta, Bruno Quaranta e Roberto Tassinari, esaminate le 185 operedi poesia edita e inedita, ha emesso il seguente verdetto: per la “poesia edita”, con 45 libri pervenuti, ha vinto Giovanni Galli da Savigliano con “I canti di San Grato”, i “premi speciali della giuria” sono andati a Maria Montano (Grugliasco), Antonella Tittot (Milano), Alda Cicognani (Bologna) e Giancarlo Montalto (Torino).
Per la “poesia inedita” sezione dedicata allo scomparso Pieri Luigi Camparini, collaboratore del Premio . la vincitrice è Laura Vargiu da Cagliari con la poesia “I cieli di Gerusalemme”, seguono i novi “premi speciali della giuria”: Marco Brero (tra i più giovani) Agostino Marano (poesia alla memoria) Gavino Puggioni (tra i più anziani) Tiziana Monari, Davide R. Colacrai, Danila Oppio, Elsa Avalle, Emilia Greco Genesio, Michele Piacenza.
Tutti i premiati – e ai vincitori sarà offerto anche un rimborso in denaro – riceveranno un’artistica targa coniata per l’occasione, più un omaggio del Comune di Torino. La solenne cerimonia di premiazione avverrà giovedì 6 giugno alle ore 17,30 nella sala Viglione del Consiglio Regionale del Piemonte, in via Alfieri 15, a Torino, con intermezzi musicali del trio I nottambuli.



Da Corriere Savigliano

La Mole a Galli

Torino- Al cospetto di un pubblico raffinato e attento, la giuria del XXVII Premio Letterario “La Mole” 20134, in cui spiccavano i nomi di Claudio Gorlier (Presidente, esponente di massimo rilievo del panorama accademico italiano ed internazionale, critico letterario e Professore emerito di letteratura dei Paesi anglosassoni presso l’Università degli Studi di Torino, già docente nelle Università Ca’ Foscari di Venezia, Bocconi di Milano, e in diversi atenei britannici) e di Bruno Quaranta (redattore formatosi nel “Giornale” di Indro Montanelli, scrittore di successo e autorevole firma di “Tuttolibri”, il noto settimanale di letteratura, saggistica, attualità culturale de “La Stampa” ha individuato il vincitore assoluto nel saviglianese Giovanni Galli per il volume edito di liriche “Canti di San Grato” (Montedit, Melegnano 2011) già fregiatosi dei Premi “Michelangelo”, “Leandro Polverini”, “Domus artis mater”, “Calliope”, “P: Raffaele Melis” e “Alfonso Di Benedetto”.
Laura Vargiu, da Cagliari, con “I cieli di Gerusalemme”, seguita da nove finalisti: Marco Breno, Agostino Marano, Gavino Puggioni, Tiziana Monari, Davide R. Colacrai, Danila Oppio, Elsa Avalle, Emilia Greco Genesio e Michele Piacenza.
La solenne cerimonia di premiazione, impreziosita dalle toccanti letture degli attori Paola Insola ed Ettore Mingolla, accompagnati dai commenti musicali del trio classico “I notambuli”, si è tenuta nella prima serata di giovedì 6 giugno, presso il Salone d’Onore del Consiglio Regionale del Piemonte.

Ho riportato gli articoli dei giornali, poiché dalle foto i caratteri risultano illeggibili e se le ingrandisco ulteriormente, fuoriescono dallo spazio utile.


Breve resoconto dell'incontro con l'editore Lorenzo Masetta

Il 6 giugno scorso, avrei dovuto recarmi a Torino, per ricevere il premio del Concorso poetico La Mole, organizzato dall’Associazione Culturale Talento, ideata dal dottor Lorenzo Masetta. Con l’occasione, avrei anche ritirato la targa artistica vinta dal poeta sardo Gavino Puggioni, poiché entrambe le nostre poesie si sono classificate tra le 10 finaliste e, a parte la vincitrice Laura Vargiu, con la sua splendida poesia “I cieli di Gerusalemme” le altre nove sono state premiate ex-aequo.
Ero già in viaggio, quando purtroppo i treni per e da Torino sono stati soppressi a causa di un luttuoso incidente: un disperato ha deciso di gettarsi sotto un convoglio che viaggiava nei pressi di Trecate. Con grande dispiacere, dovetti rinunciare al breve viaggio e rientrare a casa, dopo oltre due ore di attesa alla stazione di Rho Fiera.
Il dottor Masetta mi ha offerto la sua disponibilità, davvero con squisita gentilezza, di donarmi le targhe e i premi del concorso, fissandomi un successivo appuntamento per il 22 giugno, ovvero ieri pomeriggio, presso la Pia Cappella dei Mercanti e dei Banchieri, che si trova in via Garibaldi, 25 a Torino. Un luogo splendido, la Cappella in puro stile barocco, del 1600, conserva affreschi e quadri di ottima fattura e di grande valore, ma di questo parlerò più dettagliatamente in un prossimo articolo.
Sono così entrata in possesso delle targhe artistiche e delle copie di un libro edito dalla Casa Editrice Einaudi, dal titolo “La storia di Torino”.
Insieme ai premi, il dottor Masetta  mi ha consegnato le due motivazioni del premio, e le fotocopie dei trafiletti pubblicati su La Stampa e su Corriere Savigliano, relativi al concorso ed ai vincitori dello stesso. Il dottor Masetta ha aggiunto copia della sua rivista Talento, edita da Lorenzo Editore, ovvero dalla sua casa editrice, e devo ammettere che più che di una rivista, si tratta di un vero e proprio libro a tema, nel caso particolare, dal titolo La Montagna. Nella prossima edizione, che parlerà del mare, l’editore mi ha assicurato che pubblicherà la mia poesia premiata, titolata Violenza.

Colgo l’occasione di ringraziare nuovamente l’editore, per la cortesia usatami e per la gentile accoglienza nella Cappella della quale è il curatore.

Danila Oppio